Centosettantamila sospettati di aver esportato capitali all’estero

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha annunciato che allo stato attuale s’ipotizza che circa centosettantamila contribuenti abbiano esportato nascostamente negli ultimi anni dei capitali all’estero..

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Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha annunciato che allo stato attuale s’ipotizza che circa centosettantamila contribuenti abbiano esportato nascostamente negli ultimi anni dei capitali all’estero.

La legge fiscale stabilisce che chi esporta denaro o valori per più di diecimila euro oltre i confini italiani è tenuto a dichiararlo all’Erario, compilando un apposito quadro all’interno della dichiarazione dei redditi: il quadro RW.


Secondo Befera, le indagini compiute portano a quantificare, appunto, in circa 170.000 i contribuenti che hanno omesso di presentare il quadro RW. In alcuni casi si tratta di somme anche molto ingenti, altre volte, invece, di valori minori.

Come ha spiegato chiaramente il direttore, infatti, non bisogna pensare che dietro questi traffici vi siano solo milionari o miliardari. Anche il cittadino genericamente definibile come benestante, dunque, può avere interesse ad investire all’estero senza farlo sapere all’Erario nostrano.

Per scovare queste persone e ricostruirne redditi e patrimoni diventa indispensabile, ovviamente, stipulare accordi con le autorità estere; e se con molti paradisi fiscali di Paesi remoti, dai Caraibi all’Oceania, la collaborazione è scarsissima se non inesistente, con altri Stati a noi più vicini le cose stanno invece cambiando.
Due storiche roccaforti del segreto bancario come Svizzera e San Marino infatti (entrambe nazioni a noi confinanti e quindi molto appetibili per i contribuenti infedeli), stanno aprendosi all’Italia e all’Europa nel timore delle sanzioni da parte dei grandi Paesi di cui si è parlato anche all’ultimo G8.


E per il futuro si attende maggiore collaborazione anche da altri microstati europei, come il Principato di Monaco e il Liechtenstein.

Si segnala che secondo leggi molto recenti tutti i patrimoni detenuti all’estero e non dichiarati sono considerati automaticamente come reddito, con tutte le conseguenze in termini di imposte evase e relative, pesantissime sanzioni.

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