Il concetto di “decrescita”

di Luca Bruno Commenta

La decrescita è una teoria che sta ottenendo in generale consenso soprattutto tra le persone che hanno molto a cuore i problemi ambientali e sociali del futuro.

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Proprio in questo periodo di forte crisi dei mercati finanziari e di una recessione che secondo alcuni sembra essere ad uno stadio finale con piccoli segnali di ripresa che si manifestano, il dibattito sul futuro dell’economia e dello sviluppo si è fatto intenso e partecipato.
Segnali di un ripensamento dell’impostazione attuale del sistema economico ci sono già, anche perchè la crisi attuale lascia strascichi non indifferenti, a parte il recupero di credito per il mercato finanziario ed il sistema bancario.

Disoccupazione in crescita, problemi ambientali sempre più gravi, diminuzione costante ed irreversibile delle riserve energetiche sono solo alcuni tra i mali che nel prossimo futuro l’umanità si troverà ad affrontare, e soprattutto i paesi industrializzati, i maggiori responsabili dei danni ambientali e sociali a livello planetario saranno chiamati a prendere seri provvedimenti.

A tal proposito nascono anche interessanti teorie che vanno a criticare lo stesso concetto di sviluppo così come è impostato, in particolare il pensiero che il benessere materiale e la crescita del Pil, il Prodotto Interno Lordo siano gli unici indicatori del benessere di un paese e del pianeta.

La decrescita è una di queste teorie, e sta ottenendo in generale consenso soprattutto tra le persone che hanno molto a cuore i problemi ambientali e sociali del futuro.

Secondo tale teoria ci sono una serie di presupposti che fanno sì che il sistema economico concepito cosi come lo è oggi non possa essere la strada per il miglioramento della vita dell’uomo sul pianeta.

Il consumo di energia e di materie prime che non sono rinnovabili per la maggior parte implica che è impensabile che la crescita si possa basare solo sulla crescita economica di un paese, anzi, più si accelera tale meccanismo, maggiori sono le risorse e l’energia che vengono, inutilmente bruciate.

Più è forte la crescita economica più è forte il suo impatto ambientale, e non c’è economista al mondo che abbia potuto fino ad oggi provare che tale equazione si possa in qualche modo modificare.

La ricchezza ed il benessere, intesa come disponibilità di beni materiali e servizi, dovrebbero essere solo alcuni degli indicatori da prendere in considerazione quando si parla di sviluppo. Ce ne sono molti altri che, nonostante l’accrescimento del benessere economico non migliorano ed anzi stanno invece andando in controtendenza, la salute ambientale per esempio, i rapporti sociali, l’accesso alla ricchezza da parte della popolazione, i sistemi di partecipazione alle decisioni politiche ed economiche.

E’ una teoria interessante, che erroneamente viene interpretata come un a sorta di “ritorno al passato” mentre invece è semplicemente precisa ed attuale nell’indicare delle contraddizioni insite nello sviluppo economico di tipo occidentale, e soprattutto a suggerire determinate soluzioni: se la ricchezza materiale di una nazione si valuta solo in termini di Pil, si trascura il fatto che essa in realtà ponga le basi per un generale abbassamento della qualità della vita per una moltitudine di individui.

Porre anche la qualità della vita come possibile indicatore di ricchezza obbligherebbe ad un ripensamento generale dello sviluppo che favorirebbe soprattutto coloro, e sono la stragrande maggioranza, che dalla crescita del Pil mondiale non traggono alcun vantaggio ma anzi sovente ne pagano le conseguenze negative.

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