Risarcimenti da malasanità in crescita

di Giuseppe Aymerich Commenta

Come qualità complessiva, il nostro sistema sanitario è da molti anni ai vertici delle classifiche mondiali..

Come qualità complessiva, il nostro sistema sanitario è da molti anni ai vertici delle classifiche mondiali secondo l’autorevolissimo parere dell’OMS.

Nonostante questo, tuttavia, è inevitabile che si verifichino di tanto in tanto i cosiddetti casi di “malasanità”, con conseguenti richieste di risarcimento danni verso il singolo medico o la struttura sanitaria.


Le richieste di risarcimenti stanno crescendo continuamente. Probabilmente ciò deriva da una maggiore consapevolezza da parte del pubblico dei propri diritti e della possibilità di ottenere risarcimenti talvolta molto elevati (sebbene non vi siano statistiche precise, si stima una media intorno ai 30.000 euro).

Va però detto che queste cause, alquanto complesse, richiedono anni e anni nei nostri ingolfatissimi tribunali prima di arrivare in porto; dal prossimo marzo, tuttavia, le richieste di risarcimenti da danni medici faranno parte di quella pattuglia di materie per cui sarà obbligatorio, prima di andare dal giudice, cercare un rapido accordo con la controparte nell’ambito della neonata mediazione civile.

Qualche numero aiuta a comprendere come tali istanze dei cittadini, un tempo eccezionali, stiano ormai divenendo la norma. Se nel 1994 le cause intentate erano 9.567, nel 2009 il numero è arrivato a 29.597 (più che triplicato); per l’esattezza, nell’anno passato sono state 17.746 le cause verso le strutture sanitarie e 11.851 quelle nei confronti dei singoli medici (per la prima volta in lieve calo dopo molti anni di salita inesorabile).


Le cause verso ASL e ospedali sono più numerose poiché, nei nostri iperstrutturati presidi sanitari, è più raro individuare l’errore umano del singolo professionista rispetto a più frequenti deficienze organizzative o tecnologiche. Tuttavia, solamente nel 20% dei casi le cause intentate si sono concluse con l’accoglimento delle richieste dei pazienti.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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