Malasanità: assicurazioni e medicina difensiva per i dottori

di Giuseppe Aymerich Commenta

Contro il fenomeno delle continue richieste di risarcimenti avanzate nei confronti dei medici..

Contro il fenomeno delle continue richieste di risarcimenti avanzate nei confronti dei medici e delle strutture sanitarie per i danni da malasanità, i dottori italiani hanno da anni cercato di individuare le migliori strategie per mettersi al riparo.

Una prima ipotesi, cui abbiamo accennato indirettamente nell’articolo precedente, è quella di spostare la responsabilità dell’accaduto dalle azioni del singolo medico ad una più generale colpa complessiva dell’organizzazione sanitaria (procedure errate, strumentazioni inadatte, orari di lavoro massacranti ecc.).


Un’altra possibilità, a cui ormai ricorrono tutti i medici e le stesse strutture sanitarie, è quella di stipulare un contratto di assicurazione. La soluzione mette solitamente (anche se non sempre) al riparo delle richieste dei pazienti, ma comporta anche un costo non indifferente che pesa sulle proprie tasche (dai 1.000 euro all’anno in su, fino anche a 10.000).

C’è poi un’ultima strada, cui ammette di ricorrere addirittura il 78% degli operatori sanitari: il ricorso alla cosiddetta “medicina difensiva”. I dottori, cioè, cercano di prevenire ogni ipotesi di risarcimento preparandosi a dimostrare di aver seguito scrupolosamente ogni sistema per evitare il danno.

Ecco quindi, esami a non finire e medicinali prescritti a pazienti sani come pesci, proprio al fine di evitare brutte sorprese; ed ecco, soprattutto, il massiccio ricorso al parto cesareo, largamente oltre gli standard richiesti dall’OMS (38% del totale dei parti, contro il 15% raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità).


Per chiudere la panoramica sulla questione, uno sguardo ai settori medici dove maggiormente si concentrano le richieste di risarcimento: primeggia ortopedia con il 17,5% dei casi, seguita da oncologia, ginecologia & ostetricia e chirurgia generale.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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