Lo Statuto del Contribuente: decadenze e compensazioni

di Giuseppe Aymerich Commenta

Proseguendo nell’analisi dello Statuto del Contribuente, si arriva all’importante principio secondo cui i termini di decadenza fissati..

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Proseguendo nell’analisi dello Statuto del Contribuente, si arriva all’importante principio secondo cui i termini di decadenza fissati dalle varie leggi fiscali in merito alla possibilità di condurre accertamenti fiscali (termini oltre i quali l’iniziativa non può più essere avviata) non sono mai suscettibili di proroga.

Ma non basta: tutti gli atti emessi da qualunque ente dell’Amministrazione Finanziaria devono indicare il nome del responsabile del procedimento e, se si tratta di un atto impugnabile, devono precisare termini e modalità mediante cui presentare ricorso.


Anche la questione del nome del responsabile, in realtà, è stata oggetto di numerose controversie, soprattutto in tema delle cartelle di pagamento, che fino a pochi mesi fa non presentavano quasi mai tale nominativo.

I contribuenti speravano di chiedere l’annullamento di tutti questi atti, ma in seguito è stato decretato che, in deroga allo Statuto, le cartelle emesse fino al 31/05/2009 sarebbero comunque rimaste valide anche senza tale indicazione: un intervento che ha fatto inferocire numerose associazioni di consumatori.


Un’altra norma che, di fatto, ha avuto scarsa applicazione è stata la prescrizione a carico del legislatore affinché tutti i tributi, progressivamente, divenissero compensabili con crediti d’imposta all’interno del modello F24.

A nove anni dall’emanazione della legge 212, infatti, possiamo constatare che moltissimi tributi restano fuori da ogni possibilità di compensazione: si tratta dell’imposta di registro, delle imposte ipo-catastali, dell’imposta di successione e di molte altre tasse minori.

Altri principi, per fortuna pienamente efficaci, riguardano invece alcune ipotesi in cui il contribuente non può mai ricevere sanzioni: uno di questi casi è quello in cui la legge tributaria risulta così incomprensibile e difficile da interpretare, da determinare oggettive condizioni d’incertezza nella sua applicazione. Il contribuente in buona fede, e che obiettivamente non sa che pesci pigliare, non può essere multato.

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