PIL in caduta libera

di Giuseppe Aymerich Commenta

Sempre peggiori le previsioni sullo stato dell’economia italiana. L’aggiornamento delle risultanze del Centro Studi di Confindustria..

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Sempre peggiori le previsioni sullo stato dell’economia italiana. L’aggiornamento delle risultanze del Centro Studi di Confindustria rivede al ribasso le stime già nere elaborate appena pochi mesi fa, nel dicembre scorso.

I dati più negativi riguardano il Prodotto Industriale Lordo, il cui valore su base annua dovrebbe essere pari a -3,5% rispetto al già malconcio 2008.


È da notare che si prevede oltretutto una leggerissima crescita per la fine dell’anno in corso, perciò la situazione dei primi mesi dovrebbe al contrario registrare delle punte negative persino superiori.
Considerato che nello scorso dicembre si prevedeva una riduzione del PIL pari al 1,3%, è evidente quanto la situazione si sia aggravata in questi pochi mesi intermedi.


Non va meglio sul fronte occupazione: nei prossimi due anni perderanno il lavoro circa cinquecentomila persone, mentre oltre trecentocinquantamila finiranno in cassa integrazione.

E non è neanche il rapporto deficit/PIL a rassicurare i vertici del nostro sistema industriale. Mentre nel 2008 il rapporto si è attestato al 2,7%, la crisi della produzione industriale porterà nel 2009 non solo a sfondare la soglia-limite imposta dagli accordi di Maastricht, cioè 3%, ma addirittura ad attestarsi al drammatico 4,6%.

Ma se per ognuno di questi dati si prevede una sia pur modesta inversione di tendenza nel prossimo anno, non c’è da sperare nemmeno su quello per quanto concerne il debito pubblico. Il rapporto con il PIL passerà infatti dal 105,8% del 2008 al 112,5% dell’anno in corso fino all’incolmabile 114,7% previsto per il 2010.

È comunque da ricordare che altri Paesi si trovano in una situazione anche peggiore. Fa notizia, ad esempio, che alcuni Paesi comunitari che avevano rifiutato di aderire all’euro, come la Gran Bretagna e la Svezia, si trovano in guai ancora peggiori a causa della fragilità delle proprie valute nazionali.

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