Consumi, la crisi non è finita

di Giuseppe Aymerich Commenta

Gli ultimi mesi del 2009 avevano mostrato i segnali di una lenta uscita dalla crisi almeno per quanto concerne i consumi delle famiglie italiane..

Gli ultimi mesi del 2009 avevano mostrato i segnali di una lenta uscita dalla crisi almeno per quanto concerne i consumi delle famiglie italiane; gli ultimi dati diffusi da Confcommercio, tuttavia, dimostrano inequivocabilmente che la ripresa vera e propria è ancora di là da venire, e che stiamo vivendo ancora una fase di assestamento in cui risultati positivi si alternano a negativi.


Nel mese di febbraio 2010, infatti, il livello complessivo delle spese delle famiglie è sì salito dell’1,4% rispetto al febbraio 2009 (il punto peggiore della crisi), ma è pur sempre inferiore dello 0,5% rispetto al gennaio scorso, a sua volta inferiore dello 0,3% rispetto al dicembre 2009.

Il sistema, dunque, mostra ancora tutta la sua fragilità, sebbene i risultati vadano differenziati nei singoli comparti di spesa.

Sorprende notare come alcuni settori normalmente più forti rispetto ad altri stiano pagando in misura rilevante la difficile situazione in corso. Se consideriamo i dodici mesi inclusi fra il febbraio 2009 e il febbraio 2010, infatti, scopriamo che alimentari, bevande e tabacchi scontano un calo congiunturale molto rilevante (-2,5%), ma non sorridono nemmeno abbigliamento e calzature (-1,5%). Possono anzi ritenersi soddisfatti i prodotti casalinghi, la cui variazione congiunturale è pari a zero.


Non dovunque, tuttavia, la recessione miete vittime. Alcuni comparti, come la telefonia e l’elettronica, guadagnano lentamente terreno; ma il settore che pare non aver sofferto affatto la crisi è quello dei trasporti, con un poderoso +14,2%.

In tutti i casi, un potere d’acquisto progressivamente eroso, unito alle perduranti incertezze verso il futuro, spinge le famiglie italiane a risparmiare il più possibile togliendo dal carrello della spesa non solo i lussi ma anche le spese essenziali.

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