Pomodori cinesi, rientra l’allarme

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nei giorni scorsi si era diffuso a macchia d’olio un allarme lanciato da alcune associazioni dei consumatori..

Nei giorni scorsi si era diffuso a macchia d’olio un allarme lanciato da alcune associazioni dei consumatori. Il problema riguardava le presunte e massicce importazioni di pomodori dalla Cina: il timore era che vi fosse, in questi prodotti orientali, una totale mancanza di rispetto delle rigide norme igieniche e di salute previste dalle norme europee e dunque che sulle nostre tavole arrivassero pomodori nocivi per la salute.


L’allarme è però rientrato, dopo i chiarimenti offerti da Annibale Pancrazio, presidente dell’associazione italiana delle aziende conserviere. Pancrazio, infatti, ha spiegato due questioni poco note ai profani: innanzitutto, che dalla Cina arriva in Italia esclusivamente il concentrato di pomodoro, e non prodotti freschi, pelati, sughi o conserve; in secondo luogo, che tale concentrato è qui lavorato e poi, per lo più, restituito ai mercati esteri.
Il concentrato è impiegato, in quantità modeste, per dare il sapore di pomodoro in alcuni prodotti elaborati, come i liofilizzati, ma non entrano nella lavorazione dei prodotti più comuni (per le passate, oltretutto, è vietato per legge).
La verità, ha spiegato Pancrazio, è che da noi il concentrato di pomodoro non ha un grande mercato. Dalla Cina sono arrivati negli ultimi tredici anni circa 540 milioni di tonnellate, che sono un’inezia se confrontate all’intero mercato del pomodoro.


E qui arriviamo al secondo punto: il nostro regime fiscale favorisce le industrie di trasformazione (sono una decina, collocate quasi tutte nel Meridione) consentendo di introdurre materie prime in Italia, lavorarle e poi riesportarle senza subire dazi o altre imposte; ed è questa la sorte quasi esclusiva delle importazioni di cui stiamo trattando.
I concentrati cinesi sono infatti destinati per lo più ai mercati africani e mediorientali: solo l’8% di essi, una volta lavorati in Italia, sono diretti ai mercati comunitari.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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