Class action nel settore pubblico

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il Consiglio dei Ministri ha varato in forma definitiva il decreto legislativo che regola la proposizione di azioni collettive (la famosa “class action”) a..

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Il Consiglio dei Ministri ha varato in forma definitiva il decreto legislativo che regola la proposizione di azioni collettive (la famosa “class action”) a fronte di inefficienze della Pubblica Amministrazione.
L’iter è stato lungo e travagliato, ma finalmente sono stati esauriti tutti i passaggi. La nuova legge manifesterà i suoi effetti, dunque, a partire dal prossimo primo gennaio.

La causa scatenante della class action è data da una violazione da parte di enti, uffici o singoli funzionari pubblici: può essere costituita dalla carente o errata applicazione di una legge, dalla mancata emanazione di un atto d’ufficio, dalla trasgressione alle carte dei servizi o agli standard qualitativi predefiniti per quell’ente dalla riforma Brunetta, ecc.


A promuovere l’azione devono essere più cittadini o aziende interessate direttamente dalla violazione: indispensabili, dunque, sia un interesse diretto (non sono ammesse class action promosse da terzi, magari per questioni di principio) sia la pluralità dei promotori, trattandosi di un’azione collettiva.
Vi è però un ineliminabile passaggio preliminare: i promotori devono innanzitutto diffidare formalmente l’ente pubblico a rimediare alla violazione; solo se quest’ultimo persiste nel comportamento contestato, è possibile portare avanti l’azione collettiva, la cui competenza è riservata in primo grado ai TAR. Anche la Corte dei Conti è informata dell’avvio e delle successive conclusioni del procedimento, e la legge assicura allo stesso un’adeguata pubblicità sui mezzi d’informazione a tutela della trasparenza.


Nel caso che i ricorrenti vincano in giudizio, non ottengono alcun risarcimento economico bensì il diritto a che il servizio pubblico sia ripristinato, anche promuovendo, come extrema ratio, il giudizio di ottemperanza secondo le ordinarie norme del codice di procedura civile.
Nulla esclude, naturalmente, procedimenti disciplinari laddove il comportamento dei funzionari pubblici sia risultato scorretto e ingiustificato.

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