Perdita della contabilità, cosa fare?

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il nostro ordinamento fiscale è ricco di leggi e regolamenti che disciplinano ogni situazione fino alle virgole..

Il nostro ordinamento fiscale è ricco di leggi e regolamenti che disciplinano ogni situazione fino alle virgole, ma paradossalmente è del tutto mancante qualsiasi norma su una questione che invece, quando il problema si manifesta, riveste importanza enorme.

Si tratta del caso in cui le scritture contabili vanno perdute, per qualunque motivo: disastro naturale, furto, incendio e così via.


In effetti, l’unica legge che sfiora l’argomento è il DPR 600/1973, che stabilisce che, qualora le scritture contabili siano indisponibili per cause di forza maggiore, l’Amministrazione Finanziaria in sede di controllo sostanziale è autorizzata a ricostruire il reddito imponibile del contribuente con metodi induttivi (per esempio, con gli studi di settore).

Ma il contribuente cosa dovrebbe fare? Purtroppo il quadro è tutto contro di lui. In assenza di previsioni contrarie, dobbiamo supporre che chi ha perduto la propria contabilità deve impegnarsi (e, per di più, in tempi rapidi) a ripristinarla con le proprie forze.

Se si sono persi i libri contabili ma la documentazione è ancora disponibile (a partire dalle fatture emesse e ricevute), il problema è lungo ma non difficile da affrontare: si tratta di registrare tutto da capo e ristampare i libri contabili. Il fatto che essi, ormai dal 2002, non siano più soggetti a bollatura e vidimazione evita complicazioni burocratiche.


Il problema è molto più grave, però, se sono andate perdute anche le fatture: a quel punto, in mancanza di alternative, occorre contattare uno per uno i clienti e i fornitori e chiedere l’emissione di una copia conforme di ogni documento; ed è evidente che, nelle imprese maggiori, per rintracciare tutti costoro spesso non si sa da che parte cominciare.

Ma impegnarsi al massimo, sfortunatamente, è indispensabile, oppure, in caso di controlli, saranno dolori.

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