Fisco telematico, l’Italia primeggia

di Giuseppe Aymerich Commenta

I primi passi in Italia del Fisco telematico risalgono ad una decina di anni fa, con moltissime cautele..

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I primi passi in Italia del Fisco telematico risalgono ad una decina di anni fa, con moltissime cautele. A poco a poco la diffusione dello strumento di Internet, la sempre crescente affidabilità degli strumenti tecnici e la maggiore confidenza da parte di cittadini e istituzioni hanno consentito di andare oltre il passaggio sperimentale e di sostituire la fase della “facoltatività” con quella della “obbligatorietà”.


Se infatti in origine il contribuente poteva liberamente scegliere se inviare la propria dichiarazione dei redditi per via telematica oppure presentarla in forma cartacea in banca o alle poste, successivamente la seconda soluzione è divenuta via via più marginale e oggi è consentita solo in casi del tutto marginali.


Il discorso vale ancora di più per le dichiarazioni IVA, da diversi anni trasmissibili esclusivamente on line, e in gran parte anche per i pagamenti tramite Modelli F24.

La classifica recentemente diffusa dall’OCSE, d’altronde, parla chiaro. Oltre all’Italia, infatti, solo la Danimarca sfiora il 100% delle dichiarazioni trasmesse per via telematica. Nei gradini successivi del podio si incontrano solo Paesi minori come numero di abitanti (come l’Islanda o la Norvegia), mentre gli Stati europei paragonabili al nostro come dimensioni si attestano a livelli molto più ridotti. Basti dire che in Germania le dichiarazioni IVA inviate on line sono solo il 19%, in Francia sono il 14%, nel Regno Unito addirittura un misero 7%.

Un po’ meglio la situazione negli Stati Uniti, comunque largamente al di sotto dei livelli italiani: le dichiarazioni dei redditi inviate dalle persone fisiche via Internet sono circa il 60% e quelle delle società appena il 13%.
A sovvertire i pronostici, infine, salta all’occhio come ottimi risultati vicini a quelli dell’Italia si registrano in alcune nazioni inaspettate, come l’Estonia, la Turchia, il Cile e la Corea del Sud.

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