Diritti CCIAA 2010

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il ministero dello Sviluppo Economico ha determinato gli importi dei diritti che tutte le imprese devono versare alla Camera di Commercio di appartenenza entro il prossimo 16 giugno..

Il ministero dello Sviluppo Economico ha determinato gli importi dei diritti che tutte le imprese devono versare alla Camera di Commercio di appartenenza entro il prossimo 16 giugno; ricordiamo che il versamento avviene col modello F24 ed è ravvedibile e compensabile.

Inoltre, esso può essere versato entro il 16 luglio con la modesta aggiunta dello 0,4% a titolo di interessi.


Bene precisare che la CCIAA territorialmente competente è quella nella cui giurisdizione ricadeva la sede legale dell’azienda al primo gennaio scorso.

In verità il decreto di quest’anno, in mancanza di novità da parte del legislatore, ripropone nella sostanza lo stesso contenuto del suo predecessore del 2009.
La gran parte dei soggetti iscritti alla sezione speciale del Registro delle Imprese paga la quota fissa di 88 euro, tranne le società semplici non esercenti attività agricola e le società fra professionisti, per cui l’importo sale rispettivamente a 144 e 170 euro.

Le ditte iscritte invece alla sezione ordinaria devono pagare un contributo variabile in proporzione al volume d’affari dichiarato per il 2009. Le imprese con fatturato fino a centomila euro pagano un’imposta pari a 200 euro, mentre per fatturati superiori si applica un complesso sistema di aliquote e scaglioni.
Le aziende che ricadono nello scaglione più elevato (fatturato superiore a cinquanta milioni di euro) sono tenute a versare diritti camerali per 2.815 euro più lo 0,001% per l’eccedenza sui cinquanta milioni, fino al massimo complessivo di 40.000 euro.


Ogni singola CCIAA, inoltre, può deliberare un incremento del contributo per le imprese iscritte nella sezione ordinarie. La maggiorazione può arrivare fino al 20% e ad un tetto massimo di 200 euro.
Infine, le imprese non residenti sono tenute a pagare un contributo fisso per le unità locali situate in Italia, pari a 110 euro per ciascuna di esse.

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