Compilazione modelli INTRA

di Giuseppe Aymerich Commenta

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 14/2009, ha fatto il punto sul nuovo sistema di comunicazione degli acquisti e cessioni di beni e servizi verso operatori intracomunitari..

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 14/2009, ha fatto il punto sul nuovo sistema di comunicazione degli acquisti e cessioni di beni e servizi verso operatori intracomunitari. Dopo lunghi mesi di incertezza, infatti, la normativa è ormai definita ed è finalmente possibile tirare le somme.

Nella sua circolare, l’Agenzia riassume l’assetto normativo riproponendo le questioni ormai note sugli obbligati, la tempistica, il contenuto dei modelli. Nell’occasione, però, l’Agenzia offre anche due risposte in più a dubbi espressi dagli operatori.


Il primo quesito riguardava qual è il numero del documento da indicare negli acquisti intracomunitari di servizi, posto l’obbligo di autofatturazione. L’Agenzia ha risposto che l’unico documento davvero valido ai fini fiscali è l’autofattura emessa dal committente italiano, così è al numero di questa che occorre fare riferimento, e non al numero della fattura originale del cedente straniero.

Il secondo problema riguardava le modalità di pagamento del servizio, anch’esse da precisare: le istruzioni indicano il codice “A” per l’accredito, “B” per il bonifico e “X” per le altre ipotesi. Ebbene, l’Agenzia ha chiarito che il codice X va indicato anche per i servizi fatturati ma non ancora pagati; indicando X, non ci sarà bisogno di fornire ulteriori informazioni al momento dell’effettivo pagamento.

Rimangono, comunque, altri interrogativi senza risposta: “Il Sole 24 Ore” ne ha individuati due.


Il primo riguarda cosa fare per i servizi fatturati nel 2009 e pagati nel 2010; la conclusione più probabile è che non devono essere considerati negli INTRA, poiché l’obbligo di comunicazione scatta solo per i servizi fatturati dal 2010.

La seconda questione riguarda il fantomatico “Paese di pagamento” della prestazione: l’ipotesi più sensata è che ci si riferisca al luogo dove ha sede la banca da cui parte il bonifico, ma una conferma ufficiale non guasterebbe.

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