Autofatturazione dei servizi intracomunitari

di Giuseppe Aymerich 1

Lo scorso 22 gennaio il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che ridisegna gran parte degli istituti dell’IVA, a partire dai criteri di territorialità dei servizi..

Lo scorso 22 gennaio il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che ridisegna gran parte degli istituti dell’IVA, a partire dai criteri di territorialità dei servizi, argomento ampiamente trattato anche come direttive comunitarie IVA 2010.

Al momento in cui scriviamo, però, tale decreto non è ancora uscito in Gazzetta Ufficiale e gli ennesimi aggiustamenti dell’ultima ora non sono affatto da escludersi. Gli operatori rimangono così ancora nel dubbio di cosa fare nelle prassi operative di tutti i giorni.


Uno dei problemi principali riguarda l’obbligo di autofatturazione dei servizi. Nelle ipotesi che un fornitore intracomunitario presti un servizio ad un committente soggetto passivo italiano e l’operazione, secondo i nuovi criteri, sia localizzata nel nostro Paese, il contribuente nostrano è tenuto ad emettere un’autofattura in unica copia, nella quale riproduce gli elementi essenziali della fattura ricevuta dal fornitore estero (dati anagrafici, numero di partita IVA di entrambi, tipologia di servizio e base imponibile) a cui applicare “virtualmente” l’imposta sul valore aggiunto.

Tale autofattura andrà rilevata nei registri delle fatture emesse e degli acquisti, affinché l’imposta, apparendo contemporaneamente a debito e a credito, sia neutralizzata.
È facile comprendere che, soprattutto per coloro che si interfacciano continuamente con fornitori esteri, l’obbligo dell’autofatturazione è piuttosto impegnativo. In sede di esame parlamentare della nuova disciplina, si era ipotizzato di alleggerirla immaginando per i servizi la medesima norma già prevista per gli acquisti intracomunitari di beni, e cioè l’integrazione manuale della fattura straniera con i dati sull’imposta.


Questa soluzione è poi stata stralciata dal Governo, che sembra dunque puntare con decisione sulla soluzione dell’autofatturazione. Sennonché, nel corso del recente evento multimediale “Telefisco”, l’Agenzia delle Entrate si è dichiarata possibilista sull’ammissibilità della procedura dell’integrazione, in alternativa all’autofatturazione.
E, in mezzo a tanta confusione, da settimane gli operatori rimangono in attesa di certezze.

Commenti (1)

  1. Salve,
    mi nasce una domanda spontanea..

    Pago un azienda tedesca per fornirmi un servizio internet su un server residente fisicamente in germania, dei quali usufruisco in italia ma che potenzialmente si potrebbe fruire ovunque nel mondo dato che avviene tutto e solo su internet ed è virtuale. Qual’e il concetto di territorialità in un caso del genere?

    Grazie.

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