Normativa contratto di locazione commerciale

di Stefania Russo Commenta

La normativa che disciplina i contratti di locazione si differenzia a seconda della destinazione dell'immobile...

La normativa che disciplina i contratti di locazione si differenzia a seconda della destinazione dell’immobile, distinguendo il caso in cui questo sia destinato ad uso abitativo o a scopo commerciale.

Nel secondo caso la normativa di riferimento è la Legge n. 392 del 27 luglio 1978, che riguarda in particolar modo gli immobili concessi in locazione e destinati ad attività industriali, commerciali o artigianali; ad attività di scopo turistico; ad attività di lavoro autonomo; ad attività del settore alberghiero; ad attività ricreative, assistenziali, culturali e scolastiche; a diventare sede di partiti o sindacati.

DETRAZIONE FISCALE AFFITTO

La prima caratteristica che differenzia un contratto di locazione di un immobile destinato ad uso commerciale da quello di un immobile destinato ad uso abitativo è la durata. Nel primo caso, infatti, la durata del contratto di locazione non può essere inferiore a sei anni, mentre se l’immobile è destinato allo svolgimento di attività del settore alberghiero la durata del contratto non può essere inferiore a nove anni.

Una durata inferiore può essere stabilita solo nel caso in cui l’attività abbia carattere transitorio, in questo caso gli elementi che determinano la transitorietà dell’attività devono però essere specificati nel contratto.

MODULO RECESSO CONTRATTO DI LOCAZIONE

Al temine del periodo il contatto si rinnova tacitamente rispettivamente per altri sei o nove anni, a meno che una delle due parti non comunichi all’altra la volontà di recedere inviando tramite raccomandata con avviso di ricevimento una lettera di disdetta almeno 12 mesi prima della scadenza, in caso di contratto di durata pari a sei anni, oppure almeno 18 mesi prima della scadenza, se il contratto ha una durata di nove anni.

Il mancato rinnovo del contratto da parte del locatore è possibile solo in determinati casi previsti dalla legge, ovvero: adibire l’immobile ad abitazione propria, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado in linea retta; adibire l’immobile all’esercizio di attività commerciale in proprio, da parte del coniuge o dei parenti entro il secondo grado in linea retta; demolire, ristrutturare o restaurare l’immobile.

Per quanto riguarda il recesso, il conduttore può recedere per gravi motivi dando un preavviso di almeno sei mesi, oppure se il contratto lo prevede anche se non sussistono gravi motivi, fermo restando il preavviso di sei mesi se non diversamente stabilito dal contratto stesso. In caso di recesso del locatore, invece, il conduttore ha diritto ad un’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale pari a 18 mensilità, o a 21 mensilità per le attività alberghiere. Tale indennità non è dovuta nel caso in cui l’attività commerciale non preveda un diretto contatto con il pubblico.

Rispondi