Un’azienda su sei rinuncia ai suoi crediti

di Giuseppe Aymerich Commenta

Secondo le statistiche più recenti, circa un’impresa italiana su sei si è trovata nell’ultimo anno a dover rinunciare a incassare uno..

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Secondo le statistiche più recenti, circa un’impresa italiana su sei si è trovata nell’ultimo anno a dover rinunciare a incassare uno o più propri crediti nei confronti di debitori “difficili”. Il motivo?

La sfiducia negli strumenti che la legge mette a disposizione delle stesse imprese per ottenere soddisfazione.

In effetti, teoricamente qualunque creditore può rivolgersi al tribunale (ingiunzione di pagamento), ottenere il pagamento (anche con mezzi forzati come il pignoramento) dai propri debitori e poter anche pretendere il rimborso di tutti gli altri oneri sostenuti, incluse le parcelle dell’avvocato.


Dall’altro lato, tuttavia, sono parecchi gli imprenditori che rinunciano in partenza a ricorrere a questa soluzione, a causa dei tempi lunghissimi della nostra giustizia civile e per le procedure giudicate fin troppo spesso farraginose se non incomprensibili.


D’altronde, è anche per far fronte a problemi di questo genere che all’inizio del mese è entrata in vigore la nuova riforma della procedura civile, che promette di snellire tempi e costi. Fra le altre novità, il nuovo “processo sommario di cognizione”, una sorta di rito abbreviato che dovrebbe chiudere le pratiche più semplici in poco tempo. Anche se, naturalmente, gli effetti reali della riforma li potremo constatare solo fra uno o due anni.

Ma c’è un’altra possibilità: ricorrere alle procedure stragiudiziali di conciliazione organizzate presso le Camera di Commercio. Quasi tutti coloro che vi sono ricorsi si dichiarano soddisfattissimi di tempi e procedure della conciliazione, ma il vero guaio è che si tratta di una strada pressoché sconosciuta alla grande generalità degli operatori, che non vi ricorrono semplicemente perché ne ignorano l’esistenza.

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