Novità per le imprese agricole con la Legge di stabilità 2013

di Stefania Russo Commenta

La Legge di Stabilità, approvata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri, prevede tra le varie misure anche alcune novità riguardanti...

La Legge di Stabilità, approvata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri, prevede tra le varie misure anche alcune novità riguardanti le imprese agricole, che nel caso in cui il testo nella sua attuale versione dovesse ricevere il via libera dal Parlamento perderebbero alcuni degli sconti loro riconosciuti fino ad oggi.

La nuova Legge ha infatti cancellato la possibilità per le società a responsabilità limitata, in accomandita semplice e in nome collettivo e per le cooperative, che svolgono esclusivamente attività agricola, di scegliere il regime della tassazione su base catastale, una possibilità loro accordata dalla Finanziaria 2007 al fine di rafforzare la competitività delle aziende agricole italiane in modo tale da renderle più vicine alla media europea.


La stessa Finaziaria 2007, ricordiamo, prevedeva anche la tassazione forfettaria per le srl costituite da imprenditori agricoli per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti, un’agevolazione allo stesso modo eliminata dalla Legge di stabilità 2013.

Se la versione attuale del testo di legge dovesse diventare definitiva, dunque, a partire dal 1° gennaio 2013 le sopra citate società che svolgono attività agricola dovranno tornare a redigere i bilanci e a pagare le tasse sugli utili conseguiti. A loro carico, inoltre, viene anche prevista per i periodi d’imposta 2012, 2013 e 2014 una rivalutazione del 15% del reddito agrario e dominicale e un moltiplicatore pari a 115. Per i terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola, la rivalutazione scende al 5% e il moltiplicatore a 105.

Il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, ha affermato che con questa nuova misura il governo condanna il settore agricolo ad essere sempre un settore di nicchia, sottolineando al contempo l’assenza di misure finalizzate allo sviluppo.

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