Se non s’incassa non si paga, questo il cuore della riforma delle partite IVA

di Alba D'Alberto Commenta

La riforma delle partite IVA deve tenere conto del fatto che chi ha una partita IVA non necessariamente è un professionista. Potrebbe infatti essere un lavoratore autonomo e quindi non far riferimento ad alcuna cassa previdenziale né alla produzione di reddito d’impresa. Per tutte le partite IVA è pronta la riforma

La riforma fiscale legata alle partite IVA non prevede soltanto l’abbassamento delle aliquote, ma anche una maggiore equità fiscale. In pratica si pagheranno le tasse soltanto per quello che si è incassato. Se non è avvenuto l’incasso non ci sarà il pagamento. Si passa dunque dalla valutazione del fatturato, alla valutazione dell’incasso effettivo. La novità dovrebbe partire dalla prossima stagione, quando sarà approvata la nuova legge di Bilancio.

IMU e IVA legge di stabilità 2013

Chi ha partita IVA potrà così aver un nuovo sostegno economico e non dovrà arrovellarsi la mente con il famoso recupero crediti non riscossi. 

In gergo fiscale si chiama “regime di cassa”, e prevede dunque che siano tassati soltanto gli importi effettivamente pagati, con esclusione di quelli addebitati a clienti o fornitori morosi. Forse il legislatore ha fatto proprie alcune rimostranze delle PMI che nonostante avessero effettuato molti lavori si ritrovavano spesso con pochissimi incassi. Il meccanismo degli appalti e dei finanziamenti tipicamente italiano, in questo non aiuta affatto. Le Pmi in contabilità semplificata, questo è quello che sappiamo allora, potranno calcolare il reddito da dichiarare al fisco seguendo le stesse regole oggi in vigore per i liberi professionisti evitando di fatturare i compensi richiesti e non ancora saldati dal cliente. Una novità che piace a chi detiene una partita IVA.

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