Musica nel negozio, bisogna pagare i diritti

di Giuseppe Aymerich Commenta

Non tutti gli esercenti lo sanno, ma nel nostro Paese non è consentito un uso indiscriminato della radio o della televisione..

buddha bar

Non tutti gli esercenti lo sanno, ma nel nostro Paese non è consentito un uso indiscriminato della radio o della televisione all’interno dei propri spazi, né tantomeno è ammesso diffondere il contenuto di cd e dvd.

Si tratta, infatti, a tutti gli effetti di rappresentazione di spettacoli audiofonici in luogo aperto al pubblico, con la conseguenza che occorre versare i relativi diritti d’autore.


In realtà, e questo complica ulteriormente il quadro, sono ben due le tipologie di diritti dovuti. La prima categoria è generalmente più nota, e riguarda i diritti da versare annualmente alla SIAE: sono proporzionati al tipo di attività e alle dimensioni (in metri quadri) del locale.

La seconda categoria, invece, è sconosciuta ai più: secondo una legge del 1941, infatti, sono dovuti diritti analoghi anche alla Società Consortile dei Fonografici (SFC), che riunisce diverse centinaia di case discografiche italiane.


E non si tratta di briciole: i diritti annuali variano da diverse decine a diverse centinaia di euro. Ad onor del vero, va però ricordato che la SCF ha da tempo siglato delle convenzioni con alcune categorie sindacali, fra cui Confcommercio, che consentono di ridimensionare il balzello a favore degli iscritti.

Com’è facile immaginare, il tasso di evasione rimane comunque altissimo: non tanto perché molti negozianti contano sulle difficoltà di riscossione da parte della SCF, ma soprattutto perché la gran parte di loro non è nemmeno a conoscenza della questione.

Per questi motivi, la SCF ha ingaggiato dei veri e propri segugi con lo scopo di girare giorno per giorno in bar, ristoranti, supermercati, botteghe di barbiere ecc. Laddove si trovasse una radio accesa o un compact-disc a tutto volume, scatterà la segnalazione alla SCF, che si attiverà per riscuotere i diritti.

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