La distruzione volontaria dei beni

di Giuseppe Commenta

Per superare la già descritta presunzione di cessione, la legge prevede infatti una disciplina articolata e complessa..

distruzione dei beni

Un caso molto diverso da quello indicato nell’articolo precedente si presenta quando sia l’imprenditore stesso che sceglie deliberatamente di eliminare dal suo patrimonio aziendale un determinato bene: per esempio, una sedia rotta oppure un computer distrutto.

Per superare la già descritta presunzione di cessione, la legge prevede infatti una disciplina articolata e complessa.

È infatti richiesto di inviare, almeno cinque giorni prima della data prevista per la distruzione, una comunicazione all’ufficio territorialmente competente dell’Agenzia delle Entrate, nella quale occorre precisare data e luogo in cui avverrà la distruzione, le modalità della stessa, una descrizione dei beni e il loro valore, determinato sulla base del costo storico.


Un funzionario si presenterà dunque alla data stabilita per assistere all’eliminazione, e redigerà un verbale in cui attesterà il verificarsi della stessa. Il verbale non è indispensabile, qualora il valore complessivo dei beni distrutti non supera la quota di 5.164,57 euro: in tale caso, infatti, è valida anche un’autocertificazione resa dal contribuente.

Rispettando questi adempimenti, la presunzione di cessione è superata e il valore non ancora ammortizzato dei beni può essere portato in deduzione del reddito d’impresa.

Tuttavia, questa gravosa procedura appare giustificata solo in occasione dell’eliminazione di beni di grandi dimensioni o molto numerosi; appare invece del tutto sproporzionata quando si tratta di eventi ben più insignificanti (si pensi all’eliminazione di un telefono cellulare ormai inservibile) e che nelle grandi aziende si verificano magari con cadenza quotidiana.


Nella pratica, perciò, è molto più diffusa una seconda strada, notevolmente più semplice: si tratta di accordarsi con un parente od un amico e vendergli il bene da eliminare, magari al prezzo simbolico di un euro, fatturando regolarmente l’operazione. La legge è rispettata in quanto il bene è autenticamente uscito dal patrimonio aziendale e la posizione dell’imprenditore è inattaccabile.

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