Guida al trasferimento d’azienda (VI)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Le regole per la cessione di un’azienda o di un ramo di essa sono applicabili, in quanto compatibili, anche negli altri due casi..

Le regole per la cessione di un’azienda o di un ramo di essa sono applicabili, in quanto compatibili, anche negli altri due casi di trasferimento, nei quali il titolare sceglie di dare temporaneamente in gestione la sua attività ad un terzo.

La prima soluzione è quella dell’usufrutto: il vecchio titolare dell’azienda rimane nudo proprietario, mentre il soggetto subentrante ne diviene, appunto, usufruttuario.

Si hanno però alcune particolarità da ricordare: innanzitutto, salvo accordi diversi, l’usufruttuario subentra nei crediti del nudo proprietario ma non risponde dei debiti. Ma la differenza più importante rispetto al caso della compravendita è che l’usufruttuario è obbligato ad impegnarsi a fare in modo che la capacità produttiva e organizzativa dell’azienda non sia danneggiata nel corso degli anni.


Egli, quindi, dovrà impegnarsi sotto la sua responsabilità per mantenere quantomeno immutata tale capacità, se non addirittura ad incrementarla.
Ciò non significa, però, che egli sia obbligato a raggiungere questo risultato, ma solo che deve fare il possibile per soddisfarlo: se l’usufruttuario fa del suo meglio ma la sorte avversa (concorrenza, crisi economiche…) penalizza il suo impegno, egli ha comunque soddisfatto i suoi obblighi.

L’usufrutto è sempre gratuito. Durante il suo svolgimento, costi e ricavi dell’attività ricadranno sull’usufruttuario. Alla scadenza concordata si valuterà la differenza di valore (positiva o negativa) subita dall’azienda nel corso degli anni, e tale differenza sarà conguagliata in denaro.


Naturalmente l’usufrutto può concludersi ben prima della scadenza concordata: per morte o per rinuncia dell’usufruttuario, per il comune accordo fra le parti, per la risoluzione dei rapporti operata dal nudo proprietario in caso di mancato rispetto degli obblighi da parte dell’usufruttuario.
Ben più frequente dell’ipotesi dell’usufrutto è la seconda soluzione: quella dell’affitto d’azienda, la cui unica significativa differenza è il riconoscimento di un canone di locazione a favore del proprietario.

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