Guida al trasferimento d’azienda (II)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Si parla di “ramo d’azienda” quando si prendono in considerazione solo una parte dei beni componenti il..

Si parla di “ramo d’azienda” quando si prendono in considerazione solo una parte dei beni componenti il complesso aziendale, che però presentano ugualmente quel vincolo funzionale di cui si è parlato: in questo senso, il ramo può essere scorporato dall’azienda e andare a costituire un’azienda a se stante.

Un esempio tipico è quello di una catena di negozi: se una delle filiali fosse ceduta ad un terzo e costui proseguisse in proprio l’attività in quella sede, allora quanto avvenuto è indiscutibilmente la cessione di un ramo d’azienda.

Ma se al contrario mancasse questa sinergia fra le singole componenti trasferite, allora avremo a che fare semplicemente con la separata cessione di tanti beni (arredi, cancelleria…).
Individuare se si è avuta una cessione di un ramo d’azienda oppure di tanti singoli beni è un compito di grande importanza, anche e soprattutto per i suoi riflessi fiscali.


La cessione di azienda o di un ramo d’azienda, infatti, è esclusa da IVA e soggetta ad imposta di registro; discorso inverso nell’ipotesi di una cessione di singoli beni.
L’imposta sul valore aggiunto è neutrale per gli imprenditori, in virtù del meccanismo applicativo che comporta la compensazione fra l’IVA a debito sulle cessioni e l’IVA a credito sugli acquisti.

Discorso ben diverso per l’imposta di registro, che invece pesa inderogabilmente sulle tasche del cessionario. Per questo, spesso e volentieri si fa in modo di mascherare la cessione di un ramo d’azienda facendo finta che si tratti delle separate cessioni di tanti beni e magari in tante date distinte.


Per comprendere se vi è stata elusione fiscale, è necessario dunque studiare i beni oggetto di cessione per comprendere se vi è un’effettiva sinergia funzionale oppure no, e dunque qual è la disciplina fiscale che va applicata.

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