Assicurazioni per imprese

di Francesco Di Cataldo Commenta

In definitiva, almeno questa volta, le statistiche non ci classificano come fanalino di coda rispetto agli altri paesi europei..

Uno studio dell’osservatorio Capitalia rivela che, a differenza dei privati cittadini, le piccole e medie imprese italiane, rientrano nelle medie europee in fatto di assicurazione.

È emerso infatti che l’88% delle imprese, senza sostanziali differenze tra Sud e Centro-Nord, dispone almeno di una copertura assicurativa contro i danni, per una spesa media pari allo 0,27% del fatturato ( ovvero circa 24.000 euro l’anno); con l’ampliarsi delle dimensioni delle imprese però i gradi di copertura e le spese assicurative crescono, nonostante il rapporto premio fatturato diminuisca.




Il capitale assicurato varia in base alle dimensioni delle imprese: per quelle che hanno fino a 50 dipendenti la somma è pari al 52% degli attivi, mentre il capitale assicurato sale al 78% per le imprese che hanno dai 250 ai 500 dipendenti.

Non è tutto oro quel che luccica
, una nota negativa è presente in quest’indagine: si è infatti osservato che le compagnie assicurative hanno fatto ben poco per la copertura assicurativa delle banche poiché risultano coperte solo per il 37%.

Al contrario di queste ultime ingegneri e architetti ( ma anche altre categorie professionali ) godono spesso degli accordi stipulati tra Casse di previdenza e compagnie assicurative: i danni riportati al cliente da parte di dipendenti o collaboratori esterni oppure stime errate, vincoli urbanistici e relazioni catastali imprecise possono arrivare a costare una fortuna al professionista.

Per questo motivo la cassa di previdenza Inarcassa ha stipulato una convenzione con Unipol Assicurazioni che non solo fornisce copertura a tariffe vantaggiose, ma copre l’architetto in caso di errore proprio, causato da dipendenti o collaboratori o ancora causato da valutazioni e pratiche sbagliate; del tutto nuova risulta invece la copertura in caso di perdite patrimoniali causate a terze persone nell’eventualità che, non intenzionalmente, i dati personali non vengano trattati in modo appropriato.

Purtroppo l’informazione e le tariffe vantaggiose fornite ad aziende e categorie professionali non sono al pari di quelle fornite ai privati cittadini italiani, che nel panorama europeo si collocano anche in questo caso ai piani bassi delle classifiche.

In definitiva, almeno questa volta, le statistiche non ci classificano come fanalino di coda rispetto agli altri paesi europei, tutto sommato non ne usciamo così male. Nel complesso risulta che gli amministratori delle imprese italiane ritengono, giustamente, che i soldi spesi per coperture assicurative siano soldi spesi bene.

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