Territorialità dei servizi IVA: la natura del committente

di Giuseppe Aymerich Commenta

Salvo alcuni casi particolari, le nuove regole IVA sulla territorialità dei servizi stabiliscono che una prestazione..

Salvo alcuni casi particolari, le nuove regole IVA sulla territorialità dei servizi stabiliscono che una prestazione fornita da un soggetto passivo italiano ad un committente straniero è localizzata in Italia se quest’ultimo è un consumatore privato, mentre è localizzata nel suo Paese di residenza se a sua volta costui è un soggetto passivo: nel primo caso l’operazione è imponibile, nel secondo è esclusa.

È bene ricordare che sono soggetti passivi: imprenditori e liberi professionisti, società, enti pubblici ed enti non commerciali (anche per le operazioni strettamente istituzionali).


Il punto è che le persone fisiche sono soggetti passivi solo quando acquistano i servizi per motivi legati alla loro sfera privata e non a quella imprenditoriale. Dunque, come può l’operatore italiano conoscere la natura del committente e comportarsi conseguentemente in sede di fatturazione verso una persona fisica?

Non è sufficiente chiedere notizie direttamente al cliente: per essere in regola con la legge il prestatore deve accertarsi di persona della veridicità della risposta.

Il problema va scisso nelle due ipotesi che la controparte risieda in un Paese comunitario o extracomunitario. Nel primo caso, esiste un sistema informatico (VIES) che conosce tutte le partite IVA/VAT esistenti nella UE, per cui il controllo è relativamente facile.


Se invece il committente è extracomunitario si ritiene che il prestatore sia in buona fede (e quindi non soggetto a sanzioni in caso di errore) se richiede alla controparte un numero o codice identificativo della sua ditta rilasciato secondo le leggi fiscali del suo Paese, o abbia avuto prova dal suo sito web dell’esistenza di un’attività economica, oppure abbia ricevuto un ordine scritto del cliente recante l’indirizzo della sua attività e un numero di registrazione.

In alternativa, è ammissibile anche una certificazione rilasciata dalle autorità fiscali del Paese estero.

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