Spese di trasferta per i dipendenti

di Giuseppe Aymerich 4

La disciplina del trattamento fiscale dei rimborsi-spese a favore dei dipendenti (e assimilati)..

riunione

La disciplina del trattamento fiscale dei rimborsi-spese a favore dei dipendenti (e assimilati) in relazione alle trasferte di lavoro è piuttosto complessa, e distingue nettamente fra l’imponibilità di questi rimborsi per i lavoratori e la deducibilità per il datore di lavoro.

Per il lavoratore, il rimborso-spese può avvenire secondo due forme: quella analitica e quella forfettaria (la prima è fiscalmente più svantaggiosa).

È infatti stabilito che se il lavoratore documenta scrupolosamente le spese sostenute, gli è riconosciuta una franchigia sui rimborsi pari a € 15,49 se la trasferta avviene in Italia e di € 25,82 se avviene all’estero.


L’intera eventuale eccedenza del rimborso costituisce per lui reddito imponibile a tutti gli effetti. Se poi, oltre ai rimborsi analitici, il lavoratore percepisce un’ulteriore somma a titolo forfettario, anche questa è totalmente imponibile.

Se invece al lavoratore è attribuita una somma fissa forfettaria per la trasferta, la franchigia giornaliera è ben più elevata: € 46,48 in Italia e € 77,47 all’estero; solo l’eventuale eccedenza è tassata. Se però il lavoratore non deve sostenere spese di vitto oppure di alloggio (per esempio, perché è alloggiato presso un fabbricato di proprietà dell’impresa), allora la franchigia si riduce di un terzo. Se non deve sostenere né vitto né alloggio, la riduzione è pari a due terzi. Nel caso forfettario, inoltre, il rimborso delle spese di trasporto è totalmente esente da tassazione e non concorre alla franchigia.


Per quanto riguarda, invece, la società da cui il lavoratore dipende, la disciplina fiscale è di manica decisamente più larga: i rimborsi erogati per le spese di vitto e alloggio si possono dedurre dalla base imponibile per € 180,76 al giorno per le trasferte in Italia e per € 258,23 all’estero, senza che abbiano alcun rilievo le modalità di rimborso.

Commenti (4)

  1. io vado in trasferta con piu di 100 km mi pagano hotel e basta, mi danno 40 euro con cui ci devo pagare da mangiare, a volte ci rimetto.

  2. posso esporre in nota spese il canone del mio Telepass?

  3. Scusate, ma per quanto riguarda quel rimborso spesa che spesso i datori di lavoro mettono fissi in busta paga per aumentare lo stipendio e non pagare le tasse? Come funziona il Redditometro?

  4. Io sono stato in trasferta per un anno e mezzo. Mi recavo sul luogo del lavoro (distante 40 km dall’azienda) con la mia auto, e a volte con bus o metro per piccoli tratti. Orario di lavoro completo (8.30:14.00 – 15.00:17.30), ma non sono mai uscito prima delle 18.30. Mai avuto nessun rimborso, o indennizzo. Di nessun tipo. Nel contratto di lavoro le trasferte non sono citate, né le eventuali modalità di rimborso. Lunedì sono stato licenziato dopo 6 mesi di cassa integrazione ordinaria. Vorrei avere almeno i soldi che mi spettano da CCNL.

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