Spese di rappresentanza, nessuna novità

di Giuseppe Commenta

Come tutti sanno, quello delle spese di rappresentanza è un mare magnum nel quale può essere celato di tutto..

deducibilità spese di rappresentanza

Sebbene sia stato annunciato come imminente ormai da molti mesi (ne avevamo parlato anche qui), e sebbene sui giornali continuino ad apparire resoconti più o meno verosimili sui progetti del Ministero delle Finanze, a poche settimane dalla fine del periodo d’imposta 2008 ancora non è stato emesso il decreto previsto dalla legge finanziaria dello scorso anno e concernente la deducibilità delle spese di rappresentanza per imprenditori individuali e collettivi.

Come tutti sanno, quello delle spese di rappresentanza è un mare magnum nel quale può essere celato di tutto. Formalmente, si tratta delle spese sostenute da un imprenditore per favorire la diffusione di una buona immagine di sé e della sua ditta presso gli effettivi o i potenziali clienti.


Ma, di fatto, moltissime delle spese classificate come “di rappresentanza” sono in realtà spese private che si cerca di scaricare dal reddito d’impresa.

Conscio della sostanziale impossibilità di ricostruire con sicurezza tale inerenza, il legislatore ha preferito per molti anni ricorrere ad un complesso criterio di deduzione forfetaria: le spese di rappresentanza sono state per tanti anni deducibili solo per un terzo, e per di più ripartendo questo terzo in cinque annualità.


Per cui, chi ha contabilizzato 1.500 euro di spese di rappresentanza nel 2003, ha potuto dedurre dalla base imponibile IRPEF solo 500 euro, di cui 100 per il medesimo 2003 e gli altri 400 suddividendoli in quattro parti uguali nei periodi d’imposta successivi fino al 2007.

Il discorso non riguardava però gli acquisti di beni di ammontare unitario inferiore a € 25,82, sempre deducibili nell’esercizio di competenza.

La scorsa legge finanziaria, però, ha rimescolato completamente le carte.

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