Società di comodo: test di operatività

di Giuseppe Aymerich Commenta

Laddove non operano cause di esclusione o di disapplicazione integrale e l’eventuale interpello non sia stato accolto, le società commerciali sono obbligate a sottoporsi al test di operatività..

Laddove non operano cause di esclusione o di disapplicazione integrale e l’eventuale interpello non sia stato accolto, le società commerciali sono obbligate a sottoporsi al test di operatività per verificare se sono definibili o meno come società di comodo.

Il test si esegue compilando un apposito prospetto presente all’interno del modello UNICO; in caso di disapplicazione parziale, il prospetto sarà compilato non considerando le componenti per cui vale la peculiare circostanza.


Nel test si pongono a confronto i ricavi effettivamente dichiarati e quelli presunti che emergono tramite un complesso calcolo.
I ricavi effettivi sono dati dalla somma di tutte le componenti positive di reddito così come emergono in bilancio (o dalle scritture contabili, se non c’è obbligo di redazione del bilancio d’esercizio), ad eccezione dei proventi straordinari.

Per i ricavi presunti, invece, il calcolo è molto complesso: dobbiamo considerare certe tipologie di beni, calcolare il loro valore medio nell’ultimo triennio (l’anno di riferimento della dichiarazione e il biennio precedente), moltiplicare i totali di ciascuna tipologia di bene per determinate aliquote stabilite dalla legge e infine sommare questi totali. Il risultato è il ricavo presunto da confrontare con quello effettivo.
In pratica, si parte dal presupposto che chi possiede certi beni deve “per forza” ottenere un minimo di rendimento, stabilito dalle aliquote fissate dalla legge.


Rinviando all’articolo successivo per i dettagli del calcolo dei ricavi presunti, occorre fare un paio di precisazioni preliminari. Innanzitutto, come detto, per ciascuna tipologia di beni, si fa riferimento al valore medio di quelli posseduti nell’ultimo triennio: chiaramente, se la società è stata costituita solo da un paio d’anni, la media sarà quella biennale.

Inoltre, se un certo bene è stato acquistato o ceduto in corso d’anno, il valore da considerare va ragguagliato all’effettivo periodo di possesso.

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