Servizi intracomunitari, novità iva 2010

di Giuseppe Aymerich Commenta

Mancano ormai pochi mesi ad alcune rivoluzioni che coinvolgeranno tutti i titolari di partita IVA che operano assiduamente od occasionalmente con altri Paesi aderenti all’Unione Europea..

Servizi intracumunitari

Mancano ormai pochi mesi ad alcune rivoluzioni che coinvolgeranno tutti i titolari di partita IVA che operano assiduamente od occasionalmente con altri Paesi aderenti all’Unione Europea.

In verità siamo ancora in attesa della norma italiana che recepirà nel dettaglio la direttiva comunitaria n. 2008/08, ma dovremmo ormai essere in dirittura d’arrivo, e comunque già la norma europea contiene le linee-guida del cambiamento su cui è quindi possibile trarre conclusioni.


Due sono gli ambiti principalmente interessati: le prestazioni di servizi e il modello Intrastat (su cui torneremo nel successivo articolo).
In merito alla prima questione, dal prossimo gennaio cambiano le regole della territorialità su una serie di servizi, e in particolari su quelli in qualche modo “legati” ad un bene fisico. Se fino al 31 dicembre, il Paese competente è quello dove il bene si trova, dal 2010 conterà invece il domicilio del committente.

Perciò, se un’azienda italiana restaura un mobile antico per incarico di un’impresa svedese, fino al 2009 l’operazione si considera eseguita in Italia, dal 2010 in Svezia.

I riflessi sono evidenti. Se l’operazione è territorialmente collocata nel nostro Paese, è emessa normale fattura (col metodo dell’inversione contabile, o “reverse-charge”): perciò la fattura sarà regolarmente emessa dall’impresa italiana senza indicazione dell’IVA e integrata da parte del committente con l’importo dell’imposta sul valore aggiunto; il medesimo committente segnerà nei suoi registri contemporaneamente l’IVA a credito e quella a debito. Nel secondo caso, invece, l’operazione risulta fuori campo IVA per mancanza del requisito territoriale.


Ma il discorso cambia se il committente è un privato cittadino, privo di partita IVA: in quest’ipotesi, continuerà a valere come elemento discriminante il luogo dove fisicamente si trova il bene.

In definitiva, un’ulteriore complicazione legislativa in un settore dove le norme esistenti sono già largamente difficili da districare.

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