Scomputo delle ritenute, al via l’autocertificazione

di Giuseppe Aymerich Commenta

La risoluzione n.68/2009 dell’Agenzia delle Entrate è certamente destinata ad essere riportata sui manuali di diritto tributario..

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La risoluzione n.68/2009 dell’Agenzia delle Entrate è certamente destinata ad essere riportata sui manuali di diritto tributario, poiché pone fine ad un problema antico e che aveva destato i malumori di migliaia e migliaia di contribuenti nel corso degli anni.

Alcune categorie di imprenditori e, soprattutto, di artisti e professionisti subiscono come noto una ritenuta sulle rispettive fatture, in genere del 20%.


In sede di dichiarazione dei redditi queste ritenute, che costituiscono veri e propri acconti sull’IRPEF dovuta, sono ovviamente da scomputare dal debito d’imposta complessivo; ma, per farlo, risulta necessario dimostrare di aver subito effettivamente queste ritenute, e per molti anni l’unica prova possibile è stata la certificazione che il committente deve emettere entro il 28 febbraio dell’anno successivo (art. 4, commi 6-bis e 6-ter del DPR 600/1973).


Perciò, laddove il committente fosse venuto meno a tale suo obbligo (cosa frequentissima), la ritenuta subita risultava indimostrabile e il contribuente si trovava a dover pagare una seconda volta a causa di una violazione non sua.

Ora il discorso cambia radicalmente: l’Agenzia riconosce una seconda strada percorribile come alternativa alla prima. Il contribuente, infatti, può emettere un’autocertificazione (dichiarazione sostitutiva di atto notorio) in cui dichiara sotto la sua responsabilità di aver subito la ritenuta, allegando come prove la fattura emessa – purché in essa sia indicato il valore della medesima ritenuta – sia l’estratto conto bancario o altro documento da cui risulta l’incasso netto percepito.

Ovviamente il contribuente deve dichiarare sotto la sua responsabilità che l’ammontare della ritenuta non sia stato da lui percepito in un secondo momento.

Il cittadino deve però stare molto attento a non abusare di questa possibilità: le autocertificazioni mendaci sono punite penalmente ai sensi dell’art. 76 del DPR 445/2000.

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