Rivalutazione di terreni e partecipazioni

di Giuseppe Aymerich Commenta

Una misura fiscale buona per fare cassa, amata dai governi di ogni colore, è la rivalutazione dei beni..

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Una misura fiscale buona per fare cassa, amata dai governi di ogni colore, è la rivalutazione dei beni. La nuova Finanziaria ha riaperto i termini di una misura di rivalutazione prevista nel recente passato, e i contribuenti che non ne avessero ancora fatto ricorso potrebbero rimediare, dato che il vantaggio fiscale è evidente.

Il punto di partenza è dato dalla tassazione per i soggetti IRPEF delle plusvalenze sui terreni e sulle partecipazioni non quotate in Borsa o negli altri mercati regolamentati.


Occorre una premessa: quando un contribuente rivende a terzi un terreno di sua proprietà oppure partecipazioni azionarie, la differenza fra il corrispettivo incassato e il costo sostenuto a suo tempo (aumentato delle spese intervenute nel frattempo che ne avessero incrementato il valore) costituisce una plusvalenza, o una minusvalenza, se il valore è negativo.

Vediamone la tassazione, soffermandoci solo sulle regole previste per i soggetti potenzialmente interessati alla rivalutazione.
Per i terreni agricoli, la plusvalenza è tassabile se il proprietario lo rivende entro cinque anni, e purché il bene non sia giunto per donazione o successione; nei terreni edificabili, invece, la plusvalenza è sempre tassabile, senza condizioni.

Si può scegliere se sommare la plusvalenza con gli altri redditi del periodo d’imposta in cui essa è conseguita, o sottoporla ad imposta sostitutiva del 20% da versare nel momento stesso in cui si stipula l’atto notarile.


Le plusvalenze sulle azioni non quotate, invece, sono sottoposte a tassazione sostitutiva del 12,5%.
Ora, è evidente che quanto più è ridotta la plusvalenza, tanto minore sarà la tassazione subita. Rivalutare terreni e partecipazioni significa aggiornare il loro valore, rispetto al costo d’origine, e in questo modo porre le condizioni per conseguire a suo tempo una plusvalenza tassabile più modesta. In cambio, però, occorrerà versare un’imposta sostitutiva.

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