Quando conviene aprire la partita Iva

di Stefania Russo Commenta

Se si eliminano le aziende, i liberi professionisti appartenenti ad un Ordine professionale e gli artigiani, in Italia si contano circa 3,5 milioni di partite Iva..

Se si eliminano le aziende, i liberi professionisti appartenenti ad un Ordine professionale e gli artigiani, in Italia si contano circa 3,5 milioni di partite Iva che includono free lance, collaboratori, consulenti e numerosi dipendenti che per avere il lavoro sono stati “costretti” ad aprire una partita Iva.

In alcuni casi avere la partita Iva è obbligatorio, in altri casi aprila o non aprirla è indifferente. Ma quando è davvero conveniente?


In poche parole, tutto dipende dal reddito. Secondo Andrea Zonca, consigliere dell’Ordine dei dottori commercialisti di Milano, se si hanno ricavi annui inferiori a 30.000 euro aprirla o non aprirla è assolutamente indifferente dal punto di vista fiscale in quanto il carico Irpef è identico. La differenza, invece, è notevole dal punto di vista contributivo in quanto su un reddito lordo di 30.000 euro un lavoratore con partita Iva dovrà sborsare in un anno circa 6.500 euro, in altre parole dovrà sborsare di tasca sua l’intera aliquota meno, ma non sempre è possibile, il diritto di rivalsa del 4%. Un co.co.co., un lavoratore parasubordinato o occasionale, invece, dovrà versare solo un terzo dell’aliquota in vigore, nell’esempio di un reddito lordo inferiore di 30.000 euro circa 2.200 euro, i restanti due terzi li pagherà il datore di lavoro.

La situazione diventa più favorevole in caso di reddito più elevato, in quanto sale la quota di spese deducibili, inoltre mentre la percentuale di rivalsa pari al 4% si applica sul reddito lordo, i contributi vengono calcolati sulla base del reddito netto, per cui per un reddito di 50.000 euro e spese per 20.000 euro la rivalsa è di oltre 5.300 euro e l’onere contributivo di 6.400 euro circa.

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