Professionisti e conto corrente

di Giuseppe Commenta

L’interpretazione più elastica adottata nella pratica era quella di istituire virtualmente una cassa, finanziata esclusivamente..

ViscoOltre all’abolizione dell’obbligo di tracciabilità dei compensi, il decreto fiscale in discussione in questi giorni contiene un’altra notevole semplificazione rivolta agli esercenti arti e professioni.

Come noto, il decreto Visco-Bersani impose a tutti i produttori di reddito di lavoro autonomo di istituire uno o più conti correnti bancari o postali in cui far affluire i propri compensi professionali e da cui prelevare le somme necessarie per le proprie spese. Il conto poteva essere liberamente impiegato anche per utilizzi rientranti nella sfera privata del professionista.



Questo ha comportato negli ultimi due anni notevoli complicazioni: i pochi compensi riscossi in contanti (quelli cioè che rispettavano i limiti per la tracciabilità) dovevano comunque essere riversati sul conto corrente, ma la maggiore complicazione derivava dal dover impiegare sempre strumenti di natura bancaria – assegni, bancomat, bonifici… – per ogni tipo di pagamento, compresi quelli di carattere irrisorio (si pensi all’acquisto di una semplice matita).

L’interpretazione più elastica adottata nella pratica era quella di istituire virtualmente una cassa, finanziata esclusivamente da prelievi dal conto corrente e impiegata per le spese correnti di ridotto ammontare. Questo salvaguardava il dettato normativo ma creava all’atto pratico complicazioni notevoli.

Con la totale soppressione di questa norma, il problema oggi non si pone più. Ed è tuttavia consigliato ugualmente rispettarne il contenuto, almeno per i movimenti di importo più significativo: prelievi e versamenti bancari dei professionisti, infatti, se non giustificati possono essere utilizzati come presunzione dell’esistenza di operazioni non fatturate.

Mantenere dunque un certo rigore nel gestire l’aspetto monetario della propria attività professionale e tenersi pronti a saper ricostruire e giustificare ogni movimentazione, dunque, comporta sicuramente un rilevante impegno ma può rivelarsi un’accortezza fondamentale in occasione di un accertamento fiscale.

Giuseppe

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