Pregi e difetti del “forfettone” (prima parte)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Dopo aver sviscerato da cima a fondo il regime contabile dei contribuenti minimi, giunge il momento di tirare le somme..

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Dopo aver sviscerato da cima a fondo il regime contabile dei contribuenti minimi, giunge il momento di tirare le somme per valutare se e quando risulta conveniente aderirvi o rinunciarvi. Ovviamente, in un’analisi di questo genere, si deve partire dal presupposto che l’imprenditore o professionista disponga di tutti i requisiti per poter eventualmente aderire, in mancanza dei quali, infatti, la rinuncia diventa una scelta obbligata.

Sul tema, in un anno e mezzo, si è espressa dettagliatamente la stampa specializzata e la stessa Amministrazione Finanziaria, per cui oggi è relativamente facile individuare gli elementi da prendere in considerazione.


Va però subito detto che non esiste un principio valido per tutti, perciò ogni singolo contribuente potenzialmente interessato deve fare le sue valutazioni con criteri spesso molto soggettivi.

Infatti, un dato pregio o difetto che assume peso determinante ad uno può risultare indifferente ad un altro.

Il vantaggio più palese e indiscutibile è la radicale semplificazione degli adempimenti: niente libri contabili, niente calcoli degli ammortamenti, poche dichiarazioni fiscali. Anche il costo del commercialista, in questo senso, dovrebbe ridimensionarsi notevolmente.


Dal punto di vista legato alla pressione fiscale, il forfettone comporta innanzitutto uno svantaggio chiaro e pesante: l’impossibilità assoluta di detrarre l’IVA sugli acquisti (e magari di pagare le rettifiche sulle detrazioni già effettuate, ai sensi dell’art. 19-bis-2).

Lo svantaggio è in parte compensato dal fatto che l’IVA indetraibile diviene costo deducibile nel calcolo dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF, ma il sollievo è nettamente minore (per l’esattezza, aritmeticamente è pari ad un quinto).
Il discorso è però molto meno grave per quei soggetti (ad esempio, i medici) che effettuano operazioni esenti da IVA e che quindi, per effetto del complesso meccanismo noto come “pro-rata”, non potrebbero comunque detrarre l’IVA sugli acquisti, o detrarla in misura molto ridotta.

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