Obbligo controllo fattura soggetto ricevente

di Stefania Russo 1

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 16437 del 27 luglio 2011 ha ribadito ancora una volta l'obbligo del destinatario della fattura....

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 16437 del 27 luglio 2011 ha ribadito ancora una volta l’obbligo del destinatario della fattura di controllare il documento e di procedere alla sua regolarizzazione nel caso in cui il soggetto emittente abbia commesso degli errori nella sua compilazione, dando al negozio o al rapporto una qualificazione diversa da quella dovuta.


Con la sentenza in esame, in particolare, la Suprema Corte ha giudicato il caso di una cooperativa che effettuava attività di sponsorizzazione di eventi, in particolare contattava i fornitori, pagava le prestazioni ricevute, contabilizzava tra i costi l’importo delle fatture, detraeva l’Iva versata e infine ripartiva i costi sostenuti emettendo nei confronti dei committenti delle fatture senza addebito Iva in quanto, a suo dire, ciò non era necessario poichè operava in nome e per conto delle banche che ricevevano la pubblicità.

[LEGGI] CONTESTAZIONE FATTURA

Nella sentenza, in particolare, la Corte di Cassazione ha innanzitutto stabilito che la cooperativa non agiva in rappresentanza delle banche, in quanto per avere l’effetto tipico della rappresentanza è necessario che il mandatario, una volta ottenuta la procura, dichiari di agire in nome e per conto del mandante, mentre nel caso in esame il mandatario opera per conto del mandante ma in nome proprio, dal momento che le fatture risultano intestate al soggetto che agiva.

[LEGGI] LETTERA DI SOLLECITO PAGAMENTO FATTURA

L’addebito delle fatture stesse a carico delle casse rurali avveniva solo in un secondo momento, per cui in virtù di questo doppio passaggio era necessario effettuare una doppia fatturazione assoggettando l’Iva ad entrambi i passaggi.

Nella stessa sentenza, inoltre, i giudici della Corte di Cassazione hanno anche ribadito un consolidato orientamento giurisprudenziale, in base al quale le conclusioni del giudice di merito circa l’interpretazione dei contratti oggetto della controversia non sono sindacabili in cassazione, a meno che non sia stata violata la legge o la motivazione risulti insufficiente.

Commenti (1)

  1. Gentili consulenti,

    Ho un caso molto basilare in quanto da titolare con partita iva nel regime dei minimi nel settore design e abbigliamento.
    Nel gennaio 2013 ho inviato tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, fattura proforma dettagliata per i miei servizi e per la consegna di beni presso un atelier fiorentino il quale non ha mai risposto ne verbalmente tramite miei tantivi di contatti telefonici, ne per via scritta.

    I riceventi finali dei beni da me consegnati presso l’atelier sono 2 uno dei quali al Fondazione dell’ accademia Teatro alla Scala di Milano.

    Dopo vari tentativi di contatto con l’atelier tutti fallimentari, l’11 aprile 2015ho inviato sempre tramite raccomandata con ricevuta di ritorno una richiesta di liquidazione con richiesta del saldo dell’importo dovuto entro 30 giorni.

    E’ seguita, finalmente una risposta da parte dell’atelier dopo 2 anni e tre mesi che contesta l’importo della fattura proforma ricevuta nel gennaio 2013 e fa un suo calcolo dal quale deduce l’importo di 183,00 euro inferiore all’importo presente nella fattura proforma.

    E mi corrisponde senza che io abbia espresso consenso l’importo di 392,00 euro

    Cosa dovrei fare? Inviare una nuova richiesta? aggiungere gli interessi maturati?

    E’ sufficiente una sua contestazione inviata dopo 2 anni e 3 mesi per negarmi il diritto di ricevere la liquidazione di quanto dovuto e chiaramente scritto nella mia fattura?

    Quali leggi dovrei citare a difesa dei miei diritti?

    Grazie

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