Nuovo fisco per i distretti industriali

di Giuseppe Commenta

Sono diffusi in tutta l’Italia, ma è soprattutto nel Nord-Est che esse hanno assunto un ruolo-chiave nel prodigioso..

ritaglio di una fabbrica italiana

Un vanto del nostro tessuto produttivo sono i distretti industriali: pluralità di aziende (talvolta anche centinaia) che operano in stretto contatto l’una con l’altra, normalmente operanti nello stesso ramo e integrate fra loro da rapporti di vario genere, come lo svolgimento in comune di determinate funzioni (approvvigionamenti di materie prime, attività di ricerca e sviluppo ecc.).

Sono diffusi in tutta l’Italia, ma è soprattutto nel Nord-Est che esse hanno assunto un ruolo-chiave nel prodigioso sviluppo economico di quelle aree.


Il distretto è uno straordinario laboratorio in cui convivono senza apparenti difficoltà due elementi normalmente ben distinti: cooperazione e concorrenza. Un peculiare mix di elementi, che ha sollecitato negli anni l’interesse delle autorità economiche di molti Paesi, che hanno cercato di trasportare il nostro modello all’estero (con risultati alterni).

Da tempo si discute di adottare un sistema fiscale diverso per i distretti, al fine di avvantaggiarli e favorirne lo sviluppo. Esistono, anzi, già da anni delle leggi che prevedono l’istituzione di una tassazione comune a livello di distretto, simile a quella adottabile nei gruppi aziendali.


Tuttavia, non è mai intervenuta una norma applicativa che traduca queste ipotesi in una realtà effettiva. Anche recentemente il ministro Tremonti si è detto favorevole ad una rapida approvazione dell’iter che dovrebbe portare al nuovo sistema fiscale, ma molti restano i punti in sospeso. Non è chiaro, più di tutto, se il sistema sarà da considerarsi obbligatorio o se singole aziende possano mantenere una fiscalità a sé stante.

Tremonti deve però tenere conto delle opposizioni: sono molti i piccoli imprenditori che ritengono un fattore di sviluppo l’autonomia delle loro realtà aziendali e rifiutano l’idea di una tassazione comune, perché sarebbe un passo troppo netto verso l’ingabbiamento della loro dinamica realtà aziendale in uno schema rigido e omogeneizzante.

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