Lavori in corso su ordinazione – aspetti contabili e fiscali (IV)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nella redazione del bilancio d’esercizio, le preoccupazioni primarie del legislatore sono quelle di rappresentare fedelmente la situazione..

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Nella redazione del bilancio d’esercizio, le preoccupazioni primarie del legislatore sono quelle di rappresentare fedelmente la situazione patrimoniale ed economica dell’impresa e di evitare che siano distribuiti ai soci degli utili in realtà inesistenti. Le norme descritte sulla valutazione delle rimanenze nei lavori in corso su ordinazione rientrano in questa logica.


In ambito fiscale, invece, l’interesse principale del legislatore è quello di allargare la base imponibile per incrementare il gettito: una logica molto differente, che porta a adottare in dichiarazione dei redditi delle regole diverse rispetto a quelle seguite in bilancio.


In particolare, dal primo gennaio 2007 è stato vietato il ricorso alla valutazione a costo per le lavorazioni su commessa avviate a partire da quella data, ammettendo solo la valutazione a ricavo; questo comporta che chi in bilancio ha adottato il metodo del costo, in dichiarazione dovrà apportare le relative rettifiche.

È comunque consentito mantenere anche fiscalmente la valutazione a costo per le commesse iniziate in data anteriore, fino a che esse non arriveranno a conclusione, purché sia lo stesso criterio adottato anche nel bilancio.

In tutti i casi, è obbligatorio predisporre dei prospetti di dettaglio relativi ad ogni singola commessa, per ricostruire, in caso di verifiche fiscali, come sono state eseguite le valutazioni; non potendoli allegare alla dichiarazione (inviata telematicamente), questi prospetti devono essere conservati fino a che non scadranno i termini di decadenza per l’avvio dell’accertamento.

Ma in termini di recupero del gettito c’è un’altra regola da ricordare: qualora l’impresa chiedesse al committente di ritoccare verso l’alto il corrispettivo, ad esempio per coprire una maggiorazione imprevista dei costi delle materie prime, il 50% di tale maggiorazione va subito portata a tassazione, anche se il cliente non avesse ancora dato il suo assenso.

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