La produzione energetica come attività agricola

di Giuseppe Aymerich Commenta

L’Agenzia delle Entrate, prendendo le mosse da diverse leggi esistenti, ha definito dei parametri insolitamente chiari e precisi su una questione sollevata nel tempo da parecchi contribuenti..

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L’Agenzia delle Entrate, prendendo le mosse da diverse leggi esistenti, ha definito dei parametri insolitamente chiari e precisi su una questione sollevata nel tempo da parecchi contribuenti.

Molte aziende agricole, infatti, producono e rivendono all’esterno energia elettrica tramite diverse strade, dai pannelli solari montati sui tetti delle serre all’impiego delle biomasse che derivano come prodotto di scarto dall’ordinaria attività di coltivazione o di allevamento.


Ma fino a che punto tale attività può definirsi “secondaria” e quindi fa sì che l’azienda si mantenga comunque agricola e oltre il quale invece essa va considerata come un’industria, o in ogni caso come un’impresa commerciale?

Vale la pena ricordare che i metodi per calcolare il reddito fiscalmente imponibile sono diversissimi nei due casi, e normalmente ben più convenienti nel primo caso.
Ebbene, la legge stabilisce che la produzione di energia è attività secondaria e dunque il reddito prodotto è classificato come agrario se è rispettato almeno uno dei seguenti tre requisiti.

La prima ipotesi è che l’energia sia prodotta da impianti che siano fisicamente integrati all’interno di strutture architettoniche aziendali destinati all’attività agricola tradizionale.

La seconda possibilità è che il volume d’affari derivante dalla produzione agricola principale sia superiore a quello inerente la cessione di energia, detraendo da quest’ultimo il fatturato inerente una franchigia pari a duecento kilowatt.


Infine, l’impresa rimane fiscalmente agricola se l’imprenditore coltiva almeno un ettaro di terreno ogni dieci kilowatt prodotti in eccedenza sulla franchigia di 200 KW, e comunque entro il limite massimo di un megawatt.

Queste conclusioni sono contenute nella recente circolare n. 32/2009 dell’Agenzia delle Entrate, che contiene anche numerosi dettagli tecnici cui si rinvia per approfondimenti.

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