IVA e compensazioni, sanzioni severe contro gli abusi

di Giuseppe Aymerich Commenta

L’utilizzo sfrenato dei crediti d’imposta in compensazione di altri debiti all’interno del Modello F24 rappresenta un frequentissimo..

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L’utilizzo sfrenato dei crediti d’imposta in compensazione di altri debiti all’interno del Modello F24 rappresenta un frequentissimo fenomeno di evasione fiscale: spesso e volentieri, infatti, i crediti impiegati si rivelano inesistenti, o comunque gonfiati rispetto al dovuto.

In generale ciò emerge quasi sempre con i sistemi informatici adottati dall’Agenzia delle Entrate, ma nel frattempo si è creato un danno non sempre sanabile nelle casse dell’Erario, accompagnato per di più da sanzioni piuttosto lievi e patteggiabili per i colpevoli.


Vincenzo Visco aveva adottato nel 2006 un rigidissimo sistema di autorizzazione preventiva per le compensazioni superiori ai diecimila euro annui, ma per la sua complessità tecnica esso non è mai entrato in vigore ed è infine stato soppresso.


Il suo successore Tremonti è però tornato sull’argomento, prima col decreto anticrisi del novembre scorso e in seguito con la recentissima manovra estiva, con particolare attenzione all’imposta sul valore aggiunto, in cui gli abusi sono più frequenti.
Le novità sono numerose e vanno esaminate con ordine. Iniziamo dalle sanzioni.

Viene sancita la distinzione – prima ininfluente – fra crediti inesistenti (cioè inventati di sana pianta dal contribuente) e crediti non spettanti, fattispecie meno grave.

Laddove un debito d’imposta sia compensato in F24 con crediti non spettanti, infatti, il contribuente sarà chiamato a pagare il dovuto con l’aggiunta di una sanzione pari al 30% dell’importo, mentre, nell’ipotesi di crediti inesistenti, la sanzione oscilla fra il 100 e il 200% nella generalità dei casi ed è pari inderogabilmente al 200% qualora l’abuso superi la soglia di cinquantamila euro.

In nessun caso è consentita la definizione agevolata, ossia il meccanismo col quale il contribuente che paga senza contestare vede ridursi ad un quarto la sanzione irrogata.

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