IRAP non dovuta: cosa fare

di Giuseppe Aymerich Commenta

Sentenze della magistratura, circolari dell’Agenzia delle Entrate, prassi diffuse da qualche anno: per varie strade si è ormai..

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Sentenze della magistratura, circolari dell’Agenzia delle Entrate, prassi diffuse da qualche anno: per varie strade si è ormai radicata l’idea che molti contribuenti (liberi professionisti e non solo) non siano dotati di autonoma organizzazione e dunque non siano soggetti passivi dell’IRAP.

Ma manca proprio la cosa più importante: una legge che stabilisca concretamente chi è escluso dall’obbligo e come egli si debba comportare.


In assenza di indicazioni definitive, gli analisti hanno trovato tre strade alternative, ognuna con i suoi rischi e i suoi pregi: presentare la dichiarazione, versare le imposte e richiederle successivamente a rimborso; presentare la dichiarazione ma non versare l’imposta; non presentare la dichiarazione né tantomeno versare l’imposta.


La prima soluzione è la più prudente in assoluto, poiché non si corre il rischio di subire contestazioni dall’Agenzia delle Entrate. Occorre però sborsare l’ammontare dell’imposta, spesso ingente, e prepararsi ad una richiesta di rimborso dagli esiti incerti, visto che l’obbligo di dimostrare l’inesistenza dell’autonoma organizzazione ricade sul contribuente.

La seconda ipotesi apre con certezza la strada della controversia fra il cittadino e l’Amministrazione Finanziaria: a fronte di una dichiarazione che indica chiaramente di pagare un certo importo, l’Agenzia delle Entrate ne chiederà sicuramente conto (con tanto di sanzioni), e il contribuente può opporsi.

Anche in questo caso, però, l’onere della prova sulle proprie ragioni ricade sul cittadino. Questa soluzione è però la migliore se dalla dichiarazione non emerge alcun debito d’imposta, situazione frequente per i piccoli contribuenti.

Infine, si può scegliere di non fare proprio niente in termini di adempimenti IRAP e lasciare che sia l’Agenzia a decidere di attaccare il contribuente e sanzionarlo pesantemente in caso di suo torto. Al contrario dei casi precedenti, però, è l’Agenzia a subire l’onere di dimostrare che sussiste un’autonoma organizzazione.

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