Impossibile svalutare i beni rilevanti per il redditometro

di Stefania Russo Commenta

Sul fronte del cosiddetto "redditometro", ossia la strumento che consente di verificare la congruità tra reddito dichiarato e spese sostenute..

Sul fronte del cosiddetto “redditometro“, ossia la strumento che consente di verificare la congruità tra reddito dichiarato e spese sostenute dal contribuente, la Corte di Cassazione con la sentenza n.2726 del 4 febbraio 2011 ha stabilito che il giudice una volta determinato il valore presuntivo di un dato bene non ha alcuna possibilità di svalutarlo, l’unica cosa che può fare è tenere in considerazione le giustificazioni presentate dal contribuente.


Nel caso in esame, in particolare, la Suprema Corte ha giudicato infondate le conclusioni delle commissioni tributarie regionali e provinciali, che ritenevano nullo un accertamento in forza del fatto che il maggior reddito era rappresentato da due auto d’epoca e da un immobile su cui gravava un mutuo.

La Cassazione, invece, ha stabilito che una volta accertata l’esistenza degli elementi presuntivi di capacità contributiva non è possibile nè sindacarne nè svalutarne il valore, ma bisogna solo verificare l’onere probatorio che grava sul contribuente. In altre parole i beni citati non possono essere non considerati, tuttavia al contribuente è concessa la facoltà di provare la possibilità di acquistare o di possedere quei determinati beni.

Si tratta quindi di una presunzione legale relativa, tuttavia in molti contestano il fatto che gli indici su cui questa si basa sono assolutamente approssimativi e che quindi non viene ben valutata la differenza che un determinato bene può avere a seconda dei casi, si pensi ad esempio al diverso valore di un immobile a seconda della sua collocazione geografica.

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