Immobili dei professionisti, tassazione fino al 2006

di Giuseppe Aymerich Commenta

La disciplina fiscale degli immobili acquistati dagli esercenti arti e professioni è stata soggetta negli anni a molte variazioni..

casa intestata alla moglie

La disciplina fiscale degli immobili acquistati dagli esercenti arti e professioni è stata soggetta negli anni a molte variazioni: talvolta la si è assimilata a quella degli imprenditori, in altri momenti le si è data una dignità autonoma.


Il discorso riguarda principalmente due situazioni: gli uffici, la cui inerenza all’attività è del 100%, e le abitazioni, dove spesso i piccoli autonomi ricavano una stanza da adibire a studio. In quest’ultimo caso, è evidente che l’immobile ha un uso promiscuo e dunque è deducibile solo al 50%; questo però, solo se non vi sia un altro ufficio nello stesso Comune, altrimenti vi è totale indeducibilità.

Altre ipotesi (depositi, laboratori, parcheggi ecc.) sono molto più rare, e chiaramente bisognerà valutare l’inerenza caso per caso.
Il quadro è complesso e va delineato tenendo conto delle diverse normative applicabili. Fondamentale è conoscere la data dell’atto pubblico di acquisto dell’immobile: è l’elemento discriminante che ci consente di individuare quale, fra le leggi che si sono succedute nel tempo, è quella da adottare ancora oggi.

Per gli immobili acquistati fino al 14 giugno 1990, la disciplina è simile a quella delle imprese. Il costo di acquisto, cioè, va tuttora ripartito negli anni con il processo di ammortamento (l’aliquota è del 3% annuo).


Il costo non ricomprende solo il corrispettivo versato per l’immobile ma anche gli oneri accessori: imposte, onorario del notaio, intermediazione immobiliare ecc. Si tratta del cosiddetto “costo storico”.

Per gli acquisti dal 15 giugno 1990 al 31 dicembre 2006, invece, è stabilito che il costo storico è del tutto indeducibile, nemmeno con l’ammortamento. Tuttavia, la rendita catastale dell’immobile è esente dalla tassazione dei redditi fondiari.

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