Flop dell’agevolazione su mobili ed elettrodomestici

di Giuseppe Aymerich Commenta

Delle varie misure anticrisi varate nell’ultimo anno, l’incentivo per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici è con tutta probabilità quello..

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Delle varie misure anticrisi varate nell’ultimo anno, l’incentivo per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici è con tutta probabilità quello che si è rivelato più inefficace. I dati, non ancora definitivi, sull’applicazione dell’agevolazione, infatti, sono sconfortanti.

Ricordiamo brevemente che l’incentivo consiste nella detrazione del 20% (da spalmare in cinque anni) del costo di acquisto, appunto, di mobili ed elettrodomestici fino ad un massimo di diecimila euro.


La misura, però, richiede alcuni requisiti da soddisfare: sono ammessi alla detrazione solo coloro che hanno avviato lavori di ristrutturazione di un proprio immobile per il quale godono dell’incentivo del 36% e per cui, dunque, rispettano tutte le relative condizioni di legge; ovviamente, i beni acquistati dovranno arredare l’appartamento rimesso a nuovo.

Inoltre, è necessario che il pagamento avvenga con bonifico, nel quale indicare diversi dati, fra cui il riferimento alla norma di legge agevolativa.


La misura è valida per gli acquisti fino al 31 dicembre 2008, e pare proprio che non sarà rinnovata per gli anni a venire, a causa del suo sostanziale fallimento. Gli operatori del settore, intervistati dal “Sole 24 Ore”, rivelano che per meno dell’uno percento delle vendite di mobili ed elettrodomestici il cliente ha chiesto di seguire la pratica per l’incentivo.

Diversi i fattori che hanno determinato l’insuccesso: non solo la scarsa notorietà della manovra presso il grande pubblico e la limitazione della platea degli interessati solo a chi sta ristrutturando casa, ma anche l’eccessiva macchinosità della procedura, che ha scoraggiato molti degli interessati.

È, d’altronde, abbastanza palese che ben pochi fra clienti e fornitori sono disposti a pagare o a farsi pagare un frullatore o una sedia con bonifico bancario.

Gli operatori suggeriscono per il futuro una misura più facile da applicare, come un contributo pubblico secco sul prezzo di vendita.

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