Diritto d’interpello: terza parte

di Giuseppe Commenta

L’interrogativo posto dal contribuente può concernere qualunque materia di ambito tributario..

L’interrogativo posto dal contribuente può concernere qualunque materia di ambito tributario, senza limiti di argomento.

Egli deve esporre e sottoscrivere il suo caso per iscritto, in carta libera e in esenzione da imposta di bollo, e inviarlo tramite raccomandata oppure consegnarlo a mano all’ente competente, che avrà centoventi giorni per rispondere.

In particolare, se il discorso riguarda un’imposta locale occorrerà riferirsi ovviamente all’ente amministrativo corrispondente, mentre nell’ipotesi di un tributo erariale ci sono varie alternative: se la questione riguarda la materia doganale o problemi legati al catasto, l’interpello andrà inviato rispettivamente alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Dogane oppure del Territorio.
Negli altri casi occorrerà riferirsi all’Agenzia delle Entrate, solitamente alla Direzione Regionale, ad eccezione dei casi in cui l’interpellante sia un ente pubblico oppure sia un privato che nell’anno precedente ha ottenuto ricavi superiori a 258 milioni di euro circa, perché in questo caso la sede competente è quella centrale, a Roma.


É fondamentale ricordare che la presentazione dell’interpello non ha in nessun caso valore sospensivo nei confronti di alcun obbligo di legge. Per cui, se un contribuente non sa se è tenuto o meno a versare una certa imposta e presenta interpello, questo non significa che può astenersi dal versare quel tributo in attesa della risposta. É dunque sempre meglio pagare tutto il dovuto ed eventualmente chiedere in un secondo momento il rimborso quando possibile, piuttosto che affidarsi ciecamente all’interpello.


Dopo l’invio dell’istanza possono accadere vari casi. Può capitare che l’Agenzia dia ragione al contribuente, confermando l’ipotesi interpretativa che lo stesso aveva suggerito, o, al contrario, che tale ipotesi sia rigettata totalmente o parzialmente, o ancora che in mancanza di un’interpretazione del contribuente intervenga quella dell’amministrazione; infine, può capitare che dopo centoventi giorni non sia giunta nessuna risposta. Le relative conseguenze sono differenti.

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