Deduzione spese auto: un po’ di chiarezza (V)

di Giuseppe Aymerich Commenta

Se il bene era posseduto da almeno tre anni prima della cessione, si può rateizzare..

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Per quanto riguarda le spese cosiddette “correnti”, bisogna fare una distinzione netta fra imprenditori da un lato e artisti e professionisti dall’altro.

Per i primi, conta il periodo di competenza della spesa, ossia quello in cui concretamente si è fruito del servizio; per i secondi, conta invece il momento in cui si è concretamente eseguito il pagamento nei confronti del fornitore.

Se in genere questa distinzione non comporta grandi conseguenze (se un certo giorno si cambia uno pneumatico, quello è solitamente anche il giorno in cui si paga il gommista), il discorso porta a delle differenze per quelle spese “legate” ad un preciso arco temporale: si tratta tipicamente del bollo, dell’assicurazione, del noleggio, del leasing.


Perciò, se in data 1 luglio 2009 un professionista paga al suo assicuratore un anno di polizza (fino al 30 giugno 2010), l’intera spesa sarà deducibile dal reddito del 2009. Se però a fare lo stesso pagamento fosse un imprenditore, allora solo metà della spesa sostenuta sarà deducibile nel 2009, e l’altra metà nell’anno successivo, poiché la competenza di questa spesa cade a cavallo fra due periodi d’imposta differenti.

Un altro problema da considerare riguarda la cessione del mezzo: sottraendo al corrispettivo le spese d’acquisto sostenute e non ancora ammortizzate, si ottiene una differenza positiva (plusvalenza) o negativa (minusvalenza).


Ebbene, la plusvalenza è imponibile solo per la quota che corrisponde alla parte del costo che a suo tempo si era potuta dedurre: quindi, se si era dedotto il 40%, allora anche la plusvalenza è tassata per il 40%. Medesimo discorso per la deducibilità della minusvalenza.

Se il bene era posseduto da almeno tre anni prima della cessione, si può rateizzare la tassazione della plusvalenza fino ad un massimo di cinque rate annuali di pari importo.

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