Credito IVA società di comodo

di Giuseppe Aymerich Commenta

Se una società risulta “di comodo” al test di operatività, non subisce conseguenze solo dal punto di vista dell’imposta sul reddito..

Se una società risulta “di comodo” al test di operatività, non subisce conseguenze solo dal punto di vista dell’imposta sul reddito: anche per quanto concerne l’IVA si hanno conseguenze importanti.
La finalità è quella di contrastare le indebite compensazioni dell’imposta sul valore aggiunto, soggette negli anni a numerose norme di contrasto.


In particolare, è stabilito che le società che risultano non operative non possono né richiedere a rimborso l’eventuale credito IVA che dovesse emergere in dichiarazione, né compensarlo con altre imposte o contributi previdenziali all’interno del modello F24.

L’unica possibilità di impiego di tale credito, dunque, è solo nelle compensazioni interne, e cioè nelle liquidazioni periodiche della stessa IVA. È anche ammessa la compensazione esterna, in F24, ma solo con IVA a debito (per le altre imposte, come detto, non è possibile).

Il divieto che incombe sul credito IVA lo riguarda per intero. Non ha alcuna rilevanza, infatti, se esso è costituito, in tutto o in parte, da crediti sorti in periodi d’imposta precedenti.

La limitazione descritta rimane in vigore per tutti gli esercizi in cui rimane la condizione di non operatività: quando questa venisse meno, il credito tornerà liberamente compensabile o rimborsabile.


Ma c’è un’altra norma da considerare: se la società dovesse risultare non operativa per tre esercizi consecutivi e se durante gli stessi non fatturasse operazioni rilevanti ai fini IVA per ammontare pari almeno ai ricavi presunti determinati col test di operatività, il credito IVA è completamente azzerato, perduto per sempre.

In presenza di circostanze oggettive, però, è possibile chiedere la disapplicazione di tale norma presentando istanza di interpello, secondo la procedura già descritta in un precedente articolo.

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