Contributo ASpI interruzione contratto a tempo indeterminato

di Stefania Russo Commenta

L'Inps con la circolare n.44 del 22 marzo scorso ha fornito alcuni chirimenti in merito al contributo ASpI (Assicurazione Sociale per l'Impiego)...

L’Inps con la circolare n. 44 del 22 marzo scorso ha fornito alcuni chirimenti in merito al contributo ASpI (Assicurazione Sociale per l’Impiego) che i datori di lavoro sono chiamati a versare in caso di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Al riguardo, in particolare, il comma 33 dell’art 2 della legge di riforma del mercato del lavoro (legge 92/2012) prevede che a partire dal 1° gennaio 2013 nei casi di interruzione di un contratto a tempo indeterminato per le causali che, a prescindere dalla sussistenza del requisito contributivo, darebbero diritto all’ASpI, il datore di lavoro deve versare una somma pari al 41% del massimale mensile di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.


A fronte di tale previsione normativa, dunque, la circolare dell’Inps precisa che i datori di lavoro saranno tenuti al versamento del contributo in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto vada a generare in capo al lavoratore il diritto teorico alla nuova indennità che ha sostituito l’indennità di disoccupazione, a prescindere dall’effettiva percezione della stessa.

Per contro, invece, il contributo non va versato qualora lo scioglimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato sia stato causato da: dimissioni; risoluzioni consensuali, ad eccezione di quelle derivanti da procedura di conciliazione e dal trasferimento del dipendente ad altra sede della stessa azienda distante più di 50 km dalla residenza del lavoratore e\o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici; decesso del lavoratore.

La circolare precisa inoltre che il contributo è scollegato dall’importo della prestazione individuale, pertanto non cambia in caso di part-time; nell’anzianità aziendale devono essere inclusi tutti i periodi di lavoro a tempo indeterminato, mentre quelli a tempo determinato si computano solo se il rapporto è stato trasformato senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione del contributo dell’1,40%; il contributo deve essere sempre versato in un’unica soluzione, non essendo prevista la possibilità di procedere ad una rateizzazione.

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