Cancellato emendamento IMU enti non profit e Chiesa Cattolica

di Vito Verna Commenta

Un provvedimento i cui effetti sul lungo periodo, però, sarebbero ancora oggi tutti da valutare e verificare accuratamente per due distinte e specifiche ragioni.

Enti non profit e Chiesa Cattolica cominceranno a pagare l’Imposta Municipale Propria o l’Imposta Municipale Unica che dir si voglia.

La decisione, improvvisa e contraria alle indicazioni del Consiglio di Stato, giunge direttamente dal Governo Monti che, grazie alla diretta intermediazione dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, avrebbe deciso di bocciare l’emendamento al D.g.l.s. per la conversione del decreto sugli Enti locali (174/2012) presentato dall’onorevole Gabriele Toccafondi del Popolo della Libertà, emendamento il cui scopo avrebbe voluto essere quello di includere gli enti non profit all’interno delle esenzioni IMU, e di recepire le indicazioni dell’Unione Europea che, ormai da diverso tempo, starebbe suggerendo all’Italia di approvare una legge che non solo costringa anche la Chiesa Cattolica e gli enti non profit a versare l’IMU dovuto a partire dal 2012 bensì anche, e soprattutto, tutti gli arretrati ICI a partire dal 2006.

Il Governo Monti, evidentemente preoccupato delle sanzioni internazionali che l’emendamento di cui sopra avrebbe potuto attirare su di sé e, di conseguenza, sull’Italia intera (che con un tale provvedimento rischierebbe di agevolare eccessivamente ed ingiustificatamente la Chiesa Cattolica), avrebbe dunque deciso di intraprendere la strada più rigida e severa proibendo anche a tutti gli enti non profit di usufruire delle esenzioni IMU.

Un provvedimento i cui effetti sul lungo periodo, però, sarebbero ancora oggi tutti da valutare e verificare accuratamente per due distinte e specifiche ragioni.

La prima, la più evidente, riguarderebbe proprio gli enti non profit che, da un tale provvedimento, potrebbero venir fortemente ed ingiustamente penalizzati.

La seconda, meno evidente ma comunque interessate, riguarderebbe la definizione di immobili adibiti ad uso commerciale, definizione alla base dell’analisi del problema oggi alla nostra attenzione, sulla quale il Governo Monti non avrebbe ancora avuto modo di esprimersi chiaramente.

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