Avviso bonario: cosa fare (I)

di Giuseppe Aymerich Commenta

In precedenza, laddove un controllo automatico oppure formale faceva emergere dei debiti d’imposta a carico del contribuente..

In precedenza, laddove un controllo automatico oppure formale faceva emergere dei debiti d’imposta a carico del contribuente, questi (insieme alle sanzioni e agli interessi maturati nel frattempo) erano iscritti a ruolo e veniva inviata al contribuente una cartella di pagamento.

Se entro sessanta giorni egli non ottemperava, il ruolo consentiva di agire esecutivamente sul suo patrimonio perché l’Erario trovasse soddisfazione mettendo i suoi beni all’asta, fatto salvo naturalmente il diritto del contribuente ad impugnare l’atto.


Dato che le contestazioni sono sempre state numerosissime (e spesso vincenti), il legislatore ha stabilito da alcuni anni una fase preliminare: quella delle comunicazioni di irregolarità, denominate nel linguaggio corrente “avvisi bonari”.

In pratica, si tratta di un atto inviato al contribuente in cui sono evidenziate eventuali anomalie emerse sul suo conto dalle dichiarazioni e dai versamenti effettuati. Il contribuente a quel punto ha trenta giorni di tempo per scegliere una delle strade a sua disposizione: pagare quanto richiesto o recarsi presso gli uffici finanziari per discutere sul contenuto dell’atto (o anche sulla forma: si può ad esempio contestare l’irregolarità della notificazione).


Quest’ultima è l’ipotesi più frequente, considerato che si parla di controlli computerizzati e basta pochissimo perché il sistema segnali anomalie (per esempio, un mero errore nell’indicazione del codice fiscale). Proprio per questo tali comunicazioni sono dette “avvisi bonari”: perché spesso è sufficiente una chiacchierata con l’impiegato allo sportello per chiarire la situazione e chiedere l’annullamento o perlomeno la rettifica dell’atto.

Sempre nell’ottica della “bonarietà”, l’avviso non è impugnabile presso la magistratura tributaria.
In alternativa, il contribuente può scegliere di pagare senza fare storie. Se però il contribuente non paga quanto richiesto né ottiene l’annullamento dell’atto, a quel punto l’emissione della cartella di pagamento è inevitabile.

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