Arte regolarizzata con lo scudo fiscale

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il periodico “Plus24” ha svolto un’interessante inchiesta che getta un po’ di luce su uno degli aspetti meno dibattuti connessi allo scudo fiscale..

picasso

Il periodico “Plus24” ha svolto un’interessante inchiesta che getta un po’ di luce su uno degli aspetti meno dibattuti connessi allo scudo fiscale (di cui, in questi primi mesi del 2010, è in vigore una proroga valida fino ad aprile).

Non tutte le ricchezze non denunciate e detenute all’estero da parte dei contribuenti italiani, infatti, consistono in denaro, in strumenti finanziari, in panfili o in ville faraoniche: molti, infatti, hanno preferito puntare su opere d’arte di grandissimo pregio. E lo scudo fiscale rappresenta una ghiottissima occasione per mettere in regola anche questi beni.


Le prime stime parlano di opere d’arte emerse finora per il valore dichiarato di circa quattro miliardi di euro: ma gli esperti rilevano che il reale valore di mercato di questi beni è forse dieci volte superiore.
Difficile, d’altronde, eseguire stime più accurate, non solo per la complessità di dare un valore in moneta ad un quadro ma anche perché la stragrande maggioranza di queste opere è rimasta là dov’era. Alla strada del rimpatrio materiale, infatti, si è generalmente preferita quella della regolarizzazione giuridica.

I motivi sono diversi: un po’ per poter dichiarare un valore inferiore al reale (e dunque pagare l’una tantum del 5% su un imponibile molto più basso) e un po’ per evitare di sottoporre le pitture rimpatriate ai complessi iter burocratici che vincolano in Italia la circolazione delle opere d’arte.


In tutti i casi, le opere regolarizzate che resteranno all’estero dovranno d’ora in avanti essere dichiarate nel modello UNICO, e precisamente nel quadro RW (la cui funzione è proprio quella di accogliere i dati sui beni posseduti oltrefrontiera).

Andando poi a controllare di quali opere si tratta, c’è di tutto e di più: da Warhol a Picasso, dai futuristi agli impressionisti.

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