Adesione agli inviti al contraddittorio

di Giuseppe Commenta

Continuano gli sforzi di fantasia del legislatore per individuare nuovi strumenti che evitino il ricorso al contenzioso..

Continuano gli sforzi di fantasia del legislatore per individuare nuovi strumenti che evitino il ricorso al contenzioso tributario in caso di controversia fra il contribuente e l’Amministrazione Finanziaria.

Dopo l’accertamento con adesione ordinario e l’adesione ai PVC (processi verbali di constatazione), ora arriva anche la possibilità di aderire agli inviti che l’Agenzia delle Entrate invia al contribuente perché quest’ultimo possa difendersi in contraddittorio dalle ipotesi di accertamento eseguite dal Fisco.


In sostanza, dal 1° gennaio 2009 l’Agenzia delle Entrate continuerà ad inviare al contribuente l’invito a presentarsi entro una certa scadenza per difendere la propria posizione, ma con una significativa novità: l’invito conterrà anche la ricostruzione delle somme che l’Agenzia intende chiedere (fra debiti d’imposta e interessi), con la prospettiva della possibilità per il contribuente di aderire all’invito medesimo: egli cioè rinuncia al contraddittorio, accetta integralmente le ipotesi di accertamento formulate dall’Amministrazione Finanziaria e paga quanto richiesto, entro i quindici giorni precedenti alla scadenza.


In quest’ipotesi, le sanzioni sono ridotte ad un ottavo del minimo, contro la misura di un quarto per l’accertamento con adesione ordinario. La procedura è però alternativa rispetto all’adesione ai PVC: l’adesione all’invito è possibile, infatti, solo nelle ipotesi in cui non vi sia stato in precedenza alcun verbale cui aderire. In definitiva, si tappa così un buco legislativo: in presenza di PVC, si può scegliere di aderire a quello; in mancanza, si può aderire all’invito.

Naturalmente non c’è nessun obbligo a carico del contribuente: se egli rifiuta di aderire, potrà partecipare regolarmente al contraddittorio e far valere in quella sede le sue ragioni.
L’ipotesi è dunque ideale più che altro per il contribuente che sa di essere in torto, e che ha in questo modo una soluzione per chiudere subito la controversia con sanzioni ridotte.

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